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LA PIGNAROLA

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ImageIl titolare del frantoio è , come sempre accade ad ora tarda, piegato ormai dalla stanchezza della lunga giornata,  su quel macchinario che con l'acqua riesce a separare l'olio dal resto, quando mi chiama a gran voce e mi invita a sentire il profumo,direi l'aroma,, che sprigionava dal macchinario e che l'acqua e tutto il resto non era riuscito a soffocare,era l'olio extravergine che si apprestava a colmare il recipiente pronto ad attenderlo alla fine del tragitto. "E' la pignarola, è la pignarola che profuma così tanto, si sente, si sente" -ripeteva, convinto così di infondere in me una gioia che,per la verità, già invade ogni frequentatore di frantoio nel momento in cui vede finalmente uscire l'olio dal guscio e finalmente porta via, a casa, il sudato oro verde ! C'è la teanese, c'è la pignarola, la malevizzella e tante, tante altre, io non le riconosco: questi però sono i giorni, dalle nostre parti, e non solo, delle olive e dell'olio,e vanno celebrati come e dopo quelli del mosto, che, come si sa, San Martino avrebbe trasformato in vino ! Si continua da parte dei più ad arroccarsi alle reti legate sotto gli ulivi che trasformano per l'autunno e buona parte dell'inverno il paesaggio dei campi che fiancheggiano le strade fino al punto da renderli simili a scene teatrali inverosimili. Quattro conti sulla punta delle dita e la risicata estensione del fondo costringono ad una simile scelta ma c'è, dietro l'angolo, la novità della macchina che in un giorno ti da il prodotto dell'intera stagione, ma ti toglie il piacere dell'attesa, e non solo, quello della passeggiata per i campi, all'indomani di una notte di vento forte o di una settimana di sereno variabile. Questa benedetta macchina ti toglie anche , e sopratutto, i ripetuti viaggi al frantoio, la vista del panorama , quando c'è, e, perchè no, gli immancabili incontri con i colleghi produttori oleari, tutti immancabilmente simpatici, a patto che non cerchi di scavalcarli nel turno,  e poi  vuoi mettere la gioia indiscussa di incontrare amici che non vedi da anni, vecchi compagni di scuola o di pullman che portava a scuola che non vedi da decenni. A me capita quasi ogni volta e il piacere di questi incontri riesce perfino a lenire il freddo cane  all'interno del frantoio . Quando ero ragazzo avevo un frantoio nel cortile di casa mia e la grande ruota di pietra la faceva girare un'asina bendata che, ricordo, lavorava anche con un piccolo asinello al suo fianco. Ricordo ancora l'operaio che faceva funzionare il tutto , si chiamava Graziano e si lamentava del fatto che  spesso gli davano olive perfino a pranzo,"'e gulive" le chiamava,. . .e aveva ragione, ne aveva le scatole piene di olive!

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