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SAN GENNA', JESCE E FACCI GRAZIA!

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sangennaro2«Vogliamo ringraziare Dio perché ancora una volta ha permesso che il sangue di San Gennaro si sciogliesse». Questo l’annuncio del Cardinale Crescenzio Sepe per informare i fedeli accorsi nel Duomo di Napoli per assistere al famigerato miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro. Ma non appena l’ampolla

 

che contiene il sangue è stata estratta dal luogo dove normalmente è custodita, mostrando chiaro il miracolo, un fragoroso applauso e grida di giubilo sono partiti dalla Cappella del santo e si sono propagate in tutta la chiesa, accompagnati dallo sventolare di fazzoletti bianchi. Un evento che la città di Napoli vede come buon auspicio, poiché il popolo partenopeo confida fortemente nella protezione del Santo martirizzato a Pozzuoli nell’anno 305, in seguito alle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. Quella di San Gennaro è sicuramente una lunga vicenda in cui si fondono e si confondono devozione, incredulità, storia e leggenda, catastrofi naturali e folclore popolare. Ma chi è san Gennaro lo chiedo ad un giovane presente nella chiesa affollatissima, il quale mi dice con molta semplicità: “ma comm nun ‘o sapite? San Gennaro è ‘o protettore e tutt quant’!” e continua dicendo che a lui bisogna rivolgersi quando si ha bisogno di una grazia e per ricambiare questa protezione periodicamente ci si reca in chiesa per assistere al miracolo. È lunga l’attesa per sapere se la liquefazione è avvenuta e guardandosi intorno si incontrano turisti curiosi, giornalisti, televisioni, fedeli che pregano e delegazioni di associazioni laiche e religiose, mentre l’atmosfera si fa più seria se ci si avvicina alla bellissima Cappella di San Gennaro. All’esterno sono state posizionate le statue d’argento dei santi co-patroni della città, i quali di li a poco raggiungeranno in processione, insieme al busto di San Gennaro e al sangue, la chiesa di S. Chiara. Ma forse l’aspetto più caratteristico della manifestazione avviene nella Cappella dove le “parenti di San Gennaro” – così amano definirsi, poiché pare che le prime donne avessero il cognome Januario e ciò bastava loro per convincersi di essere discendenti di san Gennaro -  conducono un rosario particolare per invocare grazie e protezione dal Santo. Infatti i primi banchi sono occupati da donne anziane, le quali nelle due ricorrenze in cui si verifica il fenomeno della liquefazione (19 settembre e il sabato che precede la prima domenica di maggio; a dicembre non sono presenti) hanno il permesso di rivolgere al santo preghiere e particolari invocazioni che aumentano di intensità se c’è il sentore che il miracolo possa non verificarsi. Esse hanno il permesso di parlare direttamente al busto di San Gennaro, rivolgendogli esortazioni come questa: “San Gennà, jesce e facci grazia!”. Frasi tenere che Matilde Serao definì "vezzeggiativi scherzosi". Del racconto fatto da Matilde Serao sull’atmosfera e sul modo di vivere il miracolo molto si è perduto, ma forte è rimasta la devozione al santo che continua a protegge e vegliare sulla città di Napoli.

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