Nel 1904 in una lettera indirizzata al conte di Montesquieu, Marcel Proust, parlando del nostro paese, diceva:“Terra inestetica” per eccellenza, quell’Italia che lascia perire i propri monumenti, li ignora, li trascura. In particolare Proust scriveva:

Particolare del portale rubato( F.Rosi :Carinola Pompei  quattrocetesca-1979)

Particolare del portale rubato

“La vera terra inestetica non è quella che l’arte non fecondò, ma quella che, coperta di capolavori, non li sa né amare né conservare; quella che distrugge pezzo per pezzo i suoi più bei palazzi per venderne le parti a caro prezzo, per cupidigia o per nulla, ignorandone il valore; la morta terra dove l’arte non abita più, cacciata dalla sazietà, dal disgusto e dall’incomprensione.”Mi dispiace cominciare questo articolo scomodando un autore molto importante e per me caro come Marcel Proust, ma proprio lo scrittore francese, a proposito, inutile a dire, dell’Italia parlava di “terra inestetica”.Proust si riferiva proprio al modo che aveva l’Italia di tutelare il suo ingente patrimonio storico-artistico, in seguito al crollo di un campanile che si verificò a Venezia agli inizi del XX secolo.Dopo quel che è successo al prezioso portale quattrocentesco della Basilica Paleocristiana di S. Maria in Foro Claudio ahimé possiamo dire la stessa cosa. A prescindere da quale ne siano i motivi, le cause, il discorso proprio non cambia. L’oblio in cui Carinola tiene relegato, insieme agli altri, uno dei suoi monumenti più importanti e insigni, scrigno prezioso che contiene al proprio interno, tra l’altro, affreschi che vanno dal X al XVI secolo (ca.), lascia sconcertati e la colpa, a che serve dirlo, è anche nostra. Infatti qui non si tratta solo dell’idiozia o della cupidigia di qualche cialtrone o dei soliti furfanti prezzolati ma della nostra insipienza. Sì, inutile nasconderlo, la colpa è anche di coloro, come lo scrivente, che amano il proprio territorio, di coloro che sono capaci di restare estasiati di fronte ai molti monumenti che questa terra ha saputo creare, di coloro che un siffatto patrimonio dovrebbero proteggere ma che malamente conservano dando tutto per scontato dalla sua salvaguardia alla sua cura e tutela e non si accorgono che tali beni, più di ogni altra cosa, hanno bisogno di un’attenzione continua che mai si è riuscito o voluto riservare ad essi; questi beni hanno bisogno di continue cure, di essere vissuti e protetti, tutelati, valorizzati e rilanciati. E invece?Invece il nostro piccolo mondo crolla intorno a noi; gli stupidi, gli stolti, i tombaroli, gli imbrattatori delle memorie del passato sono sempre esistiti ma ciò che arreca maggior danno è la nostra indolenza ed ora? Ora bisogna fare tutto il possibile per sollevare l’Episcopio così barbaramente oltraggiato, a dispetto anche di una gestione greve della stessa Soprintendenza e anche scuotendo, per quanto possibile, le nostre istituzioni che da sempre si sono rivelate colpevolmente assenti. Ma soprattutto bisogna fare tutto per far risorgere l’antica Basilica di Ventaroli, rilanciarla, farne un qualcosa di vivo, immanente nella nostra quotidianità e solo così le stoltezze di pochi imbecilli faranno meno paura.Eppure che strano, mentre ci impegniamo per costruire e per dotare il Comune di Carinola di una biblioteca/mediateca, sembra quasi che venga a mancarci la terra sotto i piedi. Perché far progredire il comune sul piano culturale se crepe tanto grandi deturpano sempre di più il suo territorio e sembrano non arrestarsi ma aggravarsi ad ogni istante di più?A voler essere ad ogni costo positivi e propositivi speriamo che la triste vicenda dell’Episcopio possa costituire un punto di partenza per il recupero della Basilica e per una vera attenzione e comprensione dell’ingente patrimonio storico-architettonico carinolese e per fare di questa brutta storia un punto di partenza perché fatti simili non abbiano più a verificarsi. Speriamo che il sopralluogo di questa mattina volto ad esaminare le macerie del portale segni uno spartiacque con l’incuria di ieri e fatti simili, necessarie recinzioni a parte, non abbiano più a succedere.

Dimitri Maria Pierri

 


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