ARCH.ALFREDO BALASCONote su Architettura Catalana in Alta Terra di Lavoro. Relazione integrale svolta a "CONOSCERE IL ROCCAMONFINA:L'ARCHITETTURA""

ARCH.ALFREDO BALASCO
ARCH.ALFREDO BALASCO
ALFREDO BALASCO*
Alcune note sull’architettura “catalana”
nell’alta Terra di Lavoro1
PAL.NOVELLI
PAL.NOVELLI-CARINOLA
Con l’avvento degli Aragonesi nella prima metà del XV secolo e, in modo particolare, durante il regno di Alfonso d’Aragona, iniziò, per Napoli e ilMezzogiorno, un periodo culturale tra i più interessanti e fecondi per la diversitàdei linguaggi artistici, che coniugavano caratteri di prevalente tradizione gotica e catalana con quelli provenienti dall’area toscana ispirati alla rivoluzione culturale dell’Umanesimo.
La precarietà della situazione politica caratterizzata dalla lunga guerra tra Angioini e Aragonesi (1435-42) e dalla prima congiura dei baroni nei confronti di Ferrante di Aragona (1456-61)3, contribuirono a creare una situazione instabile da un punto di vista economico, amministrativo e
sociale, particolarmente in Campania, che si concluse solo nel 1465 con la vittoria aragonese.
In questo complesso clima, il linguaggio artistico del regno di Napoli, a differenza delle esperienze che andavano maturando nell’Italia centrale improntate al Rinascimento toscano, si aprì ai molteplici.
1 Prima di iniziare, mi preme ringraziare l’amico e lo studioso Adolfo Panarello, per l’opportunità
concessami di parlare, seppure in via preliminare e non esaustiva, della presenza, sul nostro territorio, di preesistenze architettoniche tipiche della cultura conosciuta, comunemente, come “catalana”.
Molti di questi edifici, pressoché inediti, che hanno segnato la storia edilizia delle nostre terre e non
solo di esse, classificati come edilizia “minore”, giacciono in gravi condizioni di conservazione. Una
totale perdita di tale patrimonio, costituirebbe non solo un grave danno per la conoscenza, ma, principalmente,una cesura insanabile nei confronti delle nostre radici storiche.
2 Su questo argomento si rimanda alla vastissima bibliografia che tratta il periodo di influenza catalano-aragonese nel regno di Napoli, successivamente all’avvento di Alfonso I il Magnanimo, ed i rapporti intercorrenti con il Rinascimento ed i suoi maestri, chiamati ad operare a Napoli, come Luciano e Francesco Laurana, Giuliano e Benedetto da Maiano, Francesco di Giorgio Martini e tanti altri artisti.
3 Le famiglie più importanti che vi parteciparono furono quella dei Marzano e poi quella dei Petrucci,cadute entrambe in disgrazia per avere attentato alla stessa persona del re.
  Pagina 1
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
4.2 contributi provenienti da diverse parti dell’Europa occidentale, rielaborandoli su basi culturali di origine gotico-ispanica.
Infatti, dopo la metà del XV secolo, iniziò a diffondersi, in tutto il Mezzogiorno d’Italia, un linguaggio artistico nel campo pittorico, scultoreo ed architettonico frutto di una combinazione di elementi legati da una parte alla tradizione medievale e dall’altra alle rivoluzionarie innovazioni introdotte
dalla imperante cultura rinascimentale.
Quindi, un repertorio che  utilizzava diverse matrici linguistiche4, che si diffuse velocemente da Napoli verso le maggiori città del regno, fino a raggiungere le zone più periferiche,evidentemente attraverso l’opera di abili maestranze itineranti, certamente coordinate ed istruite da grandi architetti, laddove furono realizzati edifici di grande valenza strutturale ed architettonica
5.L’adesione al gusto scultoreo-decorativo, introdotto dai maestri maiorchini,si manifestava nell’edilizia pubblica, religiosa e privata con elementi architettonici riccamente intagliati in un tufo grigio e tenero, con un gusto ornamentale esuberante, virtuoso e dinamico.
Si trattava di un linguaggio conservatore che rifletteva pienamente la mentalità dei potenti feudatari della zona, ma che, rispetto alle esperienze della capitale del regno, si presentava con caratteri più omogenei e, talvolta, più innovativi nelle soluzioni spaziali e decorative
6.Molte zone della Campania settentrionale, principalmente per la presenza dei potenti duchi di Sessa, promotori di numerose iniziative
4 L’architettura meridionale del XV secolo, particolarmente nei grandi centri, registra, molte volte,
la compresenza, in una stessa fabbrica, di due linguaggi, cioè sia di quello d’ispirazione rinascimentale sia di quello d’influenza catalana. A tale proposito, si ricordano, per Napoli, i palazzi: Carafa di Maddaloni, Capua-Marigliano, del Balzo-Petrucci e, a Nola, quelli Govoni e Orsini.
5 La presenza di grandi architetti come Guglielmo Sagrera, Pere Johan e Matteo Forcymania è attestata in alcuni centri della Campania settentrionale e del Lazio meridionale, come Carinola, Sessa e, probabilmente, anche Teano e Roccamonfina, nonché Fondi per il Lazio.
6 Su tali osservazioni, si veda D. DEL PESCO, Architettura feudale in Campania (1443-1500), in Storia e civiltà della Campania – il Rinascimento e l’Età Barocca, a cura di G. P. CARRATELLI, Napoli 1994,pp. 91-110.
7 La parte settentrionale della Campania fu infeudata al duca di Sessa, Giovanni Antonio Marzano,
a cui furono concesse sedici terre. L’esponente più potente ed importante di questa famiglia fu senz’altro Marino Marzano il quale, successivamente al matrimonio con la figlia naturale di Alfonso
I, accrebbe il proprio potere nell’ambito del regno, divenendo conte di Carinola, duca diSessa e principe di Rossano.nella costruzione di chiese, conventi e palazzi nei centri di Sessa, Teano,Carinola e Marzano Appio, conobbero una vera rinascita urbanistica e architettonica, ove parteciparono attivamente architetti di provenienza ispanica.
Di questo periodo rimangono tuttora molte testimonianze che, seppure
nella loro frammentarietà e carenti di un certo rigore stilistico, mostrano
una certa autonomia di gusto tanto da caratterizzare ancora oggi, malgrado
le trasformazioni e le mutilazioni subite nel tempo, l’aspetto architettonico e
urbanistico di numerosi abitati della Campania settentrionale.
I pesanti i cambiamenti edilizi subiti dalla città di Napoli tra il XVII
e il XVIII secolo, che stravolsero il volto della capitale aragonese, rendono
più preziose le sopravvivenze di edilizia quattrocentesca che si colgono tuttora
nei centri di Capua, Pontelatone, Carinola, Sessa, Teano, Marzano
Appio e Roccamonfina (fig.1, 2, 3, 4, 5, 6, 7).
Alcuni quartieri di questi abitati, come acutamente già evidenziava
Massimo Rosi, si configuravano come veri e propri “barrios catalani” (fig. 8)8,
dalla forte connotazione di stampo commerciale e militare.
Con la monarchia di Alfonso di Aragona giunsero a Napoli numerosi
maestri catalani, i quali, attraverso officine itineranti, innovarono,
almeno in parte, i processi di progettazione e gli apparati decorativi dell’architettura
meridionale, tramite una maturazione linguistica di stampo
internazionale, i cui capisaldi culturali richiamano precedenti esperienze
artistiche di matrice angioina e durazzesca. Una prima ondata di maestri
catalani, chiamati a realizzare fabbriche reali, fu degnamente rappresentata
da Guillermo Sagrera e dallo scultore Pere Johan9. Essi contribuirono,
in modo determinante, ad elaborare un lessico architettonico di grande
tensione spaziale, scandito da forme geometriche pure, con richiami e
spunti verso la tradizione costruttiva locale e, talvolta, con evidenti rimandi
all’architettura classica. Una seconda ondata di artisti spagnoli
8 A tale proposito, si veda, M. ROSI, L’Architettura meridionale del rinascimento e l’influenza catalana
in Carinola, Pompei quattrocentesca, a cura di M. ROSI, Napoli 1997, p. 17.
9 Su questo argomento, si veda A. VENDITTI, Presenze catalane nell’architettura aragonese (1442-1501)
a Napoli e Campania, in Verso un repertorio dell’architettura catalana – Architettura catalana in Campania
province di Benevento, Caserta, Napoli, a cura di C. CUNDARI, Roma 2005, pp. 145-164.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 3
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
44
FIG.1Fig. 1 - Teano - Portale catalano in Largo asilo infantile (sec. XV).
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 4
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
45
FIG.2Fig. 2 - Teano, Calata S. Maria de Foris - Portale catalano (meta sel sec. XV).
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 5
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
46
FIG.3Fig. 3 -Teano, Centro storico - Finestra catalana
con cornice spezzata a modanatura liscia
(Sec. XV).
FIG.4Fig. 4 - Marzano Appio, Terracorpo - Finestra durazzesca-
catalana aperta nella corte della cappella
palatina.
FIG.5Fig. 5 - Teano, Corso Vittorio Emanuele -
Portale catalano del palazzo cosiddetto
“Abenavolo” (sec. XV).
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 6
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
47
Fig. 6 - Roccamonfina, Santuario di S. Maria dei Lattani - Protoconvento, prospetto dal cortile
(1446-1448) (Archivio privato Adolfo Panarello).
Fig. 7 -Roccamonfina, Santuario di S. Maria
dei Lattani - Protoconvento, dettaglio della finestra
in stile gotico fiammeggiante (1446-
1448) (Archivio privato Adolfo Panarello).
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 7
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
48
Fig. 8 - Teano - Veduta zenitale del centro storico (1980).
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 8
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
49
ebbe luogo all’indomani della sanguinosa guerra tra Ferrante d’Aragona
e Giovanni d’Angiò. Tra essi si ricorda, in modo particolare, Matteo Forsimanya,
la cui presenza nella capitale del Regno è documentata già prima
del 1467.
Nel 1471 si segnalava la presenza di Gil de Luna a Carinola10 e, nel
1473, quella di Matteo Forsymania11 a Gaeta e a Sessa. Quest’ultimo fu affiancato
da Antonio Gorino, per alcuni lavori identificati con l’esecuzione
delle finestre del Palazzo de Cordova.
A conferma di quanto detto è raro trovare nella nostra area geografica
realizzazioni architettoniche propriamente rinascimentali12, fatta
eccezione per alcuni palazzi di Capua e Sessa e per elementi architettonici
isolati, quali portali, cornici e stipiti di finestre, presenti nell’area posta tra
Teano e Sessa.
L’opera architettonica più nota e certamente la più importante, attribuita
a Guillem Sagrera e a suo figlio Jaymo, è il palazzo di Carinola, commissionato
da Marinello Marzano, tra il 1449 ed il 145813 (figg. 9, 10, 11, 12,
13,14). Danneggiato nell’ultimo conflitto mondiale e da eventi naturali nel dicembre
del 1974, esso conserva il cortile con lo scalone d’onore, il cui patio
trova confronti con quello del Palacio della Generalitat di Valenza sul genere
della produzione di Pere Johan. Bellissimo è il portale cuspidato che apriva al
salone d’onore, ormai scomparso, simile a quelli della camera dorata nella loggia
occidentale del Palazzo della Deputazione Generale di Catalogna a Barcellona
e di quello tricuspidato del portale di palazzo Antignano a Capua.
10 Su questo argomento si rinvia a C. ROBOTTI, Architettura Catalana in Carinola, in Carinola,
Pompei quattrocentesca cit., p.101.
11 La presenza di questo importante architetto maiorchino si avverte anche nel palazzo dei Caetani
a Fondi ed in altre architetture tra Napoli e la Campania settentrionale, ove sono evidenti i caratteri
peculiari del gotico fiammeggiante, tipici del linguaggio del Forcymania.
12 Nel centro storico di Sessa Aurunca vi sono molti palazzi con elementi chiaramente rinascimentali
e qualche caso si registra anche a Teano, in modo particolare in un palazzo appartenuto ad Antonio
Galluccio, ubicato lungo il corso Vittorio Emanuele, e nell’arco trionfale della cattedrale, commissionato
da un Goffredo Galluccio nella prima metà del XVI secolo.
13 Tanto si è scritto su questo palazzo, uno degli edifici più fulgidi dell’architettura quattrocentesca
meridionale, attualmente in un deprecabile stato di abbandono, che lo stesso potrebbe divenire, se
adeguatamente valorizzato, un forte richiamo culturale non solo per gli abitanti del posto, ma anche
per la regione e per l’intera nazione.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 9
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
50
FIG.8Fig. 9 - Carinola, Palazzo Marzano, cortile interno - Accesso alla scala d’onore (1449-1458).
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 10
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
51
FIG.9Fig. 10 - Carinola, Palazzo Marzano, cortile interno - Dettaglio del patio.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 11
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
52
FIG.10Fig. 11 - Carinola, Palazzo Marzano - Interno della scala d’onore.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 12
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
53
FIG.11Fig. 12 - Carinola, Palazzo Marzano, Piano nobile - Vestibolo e portale bicuspidato d’accesso
al salone d’onore.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 13
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
54
FIG.12Fig. 13 - Carinola, Palazzo Marzano - Particolare dei capitelli fitomorfi della corte interna.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 14
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
55
FIG.13Fig. 14 - Carinola, Palazzo Marzano, Piano nobile - Portalino d'acceso alla scala spiraliforme.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 15
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
56
Come già detto, le prime espressioni di arte catalana si manifestarono
dal tardo periodo angioino14, ma solo dopo l’avvento aragonese esse si
moltiplicarono, con interventi architettonici volti alla realizzazione di residenze
di corte, della nobiltà feudale, nonché di abitazioni la cui committenza
era di estrazione mercantile.
La particolare fertilità delle campagne della Campania settentrionale
esercitò un forte richiamo nei confronti di una nobiltà molto attenta
ed interessata allo sfruttamento agricolo dei propri possedimenti, ma anche
a tutte quelle attività connesse alla caccia e all’ozio, che furono di forte stimolo
per la costruzione di edifici residenziali anche nelle aree più interne.
Per quanto riguarda gli aspetti costruttivi, è importante evidenziare che, a
partire dalla metà del XV secolo, divenne sempre più frequente il ricorso
all’uso del tufo grigio per la realizzazione delle strutture murarie e delle decorazioni
architettoniche. La tenerezza e la duttilità del materiale consentiva,
alle abili maestranze, di scolpirvi capitelli, pilastri a fasce e pannelli
traforati utilizzati nelle finestre, impreziositi da complessi motivi vegetali.
I risultati furono di grande raffinatezza e originalità.
Quindi, l’abilità delle maestranze, unita alla duttilità del tufo tenero,
contribuì ad arricchire le città meridionali di portali, di finestre e
logge ornati con motivi vegetali esuberanti, sempre con varianti singolari
nelle scelte dei programmi figurativi, i quali ne determinarono, quasi sempre,
l’unicità.
A questo proposito, sarebbe utile e doveroso creare un repertorio,
preceduto da un’adeguata schedatura15, dei manufatti edilizi quattrocenteschi
presenti nell’areale dell’attuale provincia di Caserta. Lavoro tanto più
necessario ed urgente per i continui danni che vengono provocati da interventi
edilizi poco rispettosi dei caratteri peculiari di tali edifici. Sarebbe,
inoltre, importante promuovere e incoraggiare concrete azioni di valorizzazione
nei confronti di questo beni architettonici.
14 È dimostrato che fin dall’età angioina furono presenti a Napoli maestri catalani, i quali realizzarono
opere sia religiose sia civili come, ad esempio, il palazzo Penna, datato al 1406 dall’iscrizione posta
sul portale, nel corso del regno di Ladislao. Su questo argomento, vedi supra A. VENDITTI, p. 149.
15 A tale proposito, si veda M. CARPICCI, La scheda del repertorio e le schede di catalogazione dell’ICCD,
in Verso un repertorio dell’architettura catalana cit., pp. 43-54.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 16
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
57
Passo adesso a presentare alcuni edifici di tradizione tardo gotica e
catalana, tra i più significativi, quasi del tutto ignorati dalla ricerca, localizzati
principalmente nel territorio di Teano e di Marzano Appio.
Nella piccola frazione di Pugliano, ubicata pochi chilometri a sud
di Teano, si trova una bella casa di tradizione ispanica (fig. 15), del tutto
inedita, edificata nel 1456, la quale ha conservato mirabilmente il suo
aspetto esterno. La facciata si presenta allungata e stretta, sostanzialmente
quella di una casa torre, conclusa da un tetto a doppio spiovente, nel cui
timpano venne inserita un’apertura circolare fortemente strombata, contornata
da una cornice in tufo composta da un toro a sagoma liscia e da
un sottostante listello piatto (fig.16). La casa presenta due evidenti fasi
edilizie (fig.17): una più antica, costituita dalla casa torre in cui si colloca
la finestra, l’apertura circolare e due stemmi araldici; l’altra, indubbiamente
più recente, costituita da un corpo di fabbrica più basso, che s’appoggia
al primo, coperto da un tetto ad una sola falda, da un portale con
arco depresso, attualmente murato, e da uno stemma collocato nella parte
alta della parete. Come sopra accennato, nella facciata del corpo di fabbrica
più antico, vennero collocate, in tempi diversi, due insegne araldiche,
le quali attestano che l’edificio fu possesso di famiglie tra le più
importanti del regno (fig.18).
Il primo stemma, che sembra essere il più antico, riporta, la data
dell’edificio, in numeri romani, al 1456. L’insegna, realizzata in tufo grigio,
ha forma rettangolare ed ha come base uno dei lati lunghi. Essa comprende
una cornice fortemente incisa nel tufo, sulla quale è raffigurata,
all’interno, una pianta dalla ricca vegetazione, la quale, probabilmente,
simboleggia, con il suo vigore arboreo, l’albero della vita; un cuore trafitto,
collocato nell’angolo basso a destra subito al di sotto di esso e la sopraccitata
data del 1456. Appena al di sopra, fu collocato un secondo
stemma raffigurante un cuoio disteso con emblema centrale abraso, il
quale ricorda le insegne della porta lignea del palazzo di Diomede Carafa
a Napoli, edificato nel 1466 . Il terzo stemma (fig. 19), quello inserito
verso l’estremità nord del corpo di fabbrica di seconda fase, reca le insegne
della famiglia Marzano: croce rafforzata, forse sormontata in origine da
un cimiero, di cui rimangono alcune tracce scarsamente leggibili.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 17
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
58
L’elemento architettonico di maggiore pregio risulta essere la finestra
(figg. 20, 21), che risponde pienamente alla tradizione decorativa di
gusto catalano, la quale è costituita dalla giustapposizione di elementi scultorei
riccamente intagliati.
L’apertura, finemente scolpita, ha stipiti a larga fascia con semicolonnine
angolari, sormontati da capitelli fioriti, da cui si diparte un
arco inflesso cuspidato, decorato all’intradosso da tre pendagli floreali.
Una ulteriore modanatura, anch’essa inflessa, culmina in una cuspide vegetale
sull’asse dell’apertura. Eccezion fatta per la mancanza delle cornici
esterne, la finestra di Pugliano trova confronti: con alcune aperture di palazzo
Petrucci (figg. 22, 23); con una finestra posta in una casa lungo il
vicolo del Sole e con un’altra finestra inserita nel prospetto posteriore del
castello a Carinola16 .
16 Si veda, per le finestre del castello e del vicolo del Sole, Carinola tra storia e immagini, a cura del
circolo di Legambiente Nuova “Calenum”, Caserta 1998, p. 37 e p. 105.
FIG.14Fig. 15 - Pugliano di Teano - Prospetto della casa-torre in stile catalano (1456).
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 18
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
59
FIG.15Fig. 16 - Pugliano di Teano, prospetto della casa-torre in stile catalano - Dettaglio dell’oculo
strombato del tetto.
Fig. 17 - Pugliano di Teano, prospetto
della casa-torre in stile catalano - Le due
fasi edilizie.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 19
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
60
Fig. 18 - Pugliano di Teano, prospetto
della casa-torre in stile catalano - Particolare
delle insegne.
Fig. 19 - Pugliano di Teano, prospetto della casatorre
in stile catalano - Particolare dello stemma dei
Marzano.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 20
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
61
Fig. 20 - Pugliano di Teano, prospetto della casa-torre in stile catalano - Finestra.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 21
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
62
Fig. 21 - Pugliano di Teano, prospetto della casa-torre in stile catalano, finestra - Dettaglio.
Fig. 22 - Carinola -
Palazzo Petrucci.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 22
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
63
Fig. 23 - Carinola, facciata palazzo Petrucci - Particolare di una delle finestre del prospetto sud.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 23
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
64
Nel piccolo borgo di Gloriani, posto a nord del comune di Teano,
troviamo un altro palazzo quattrocentesco, fortemente stravolto e danneggiato
da recenti interventi edilizi, di cui rimangono notevoli elementi architettonici
e scultorei d’impronta catalana.
Del palazzo, sicuramente appartenuto ad una famiglia di rango elevato
per la qualità delle membrature architettoniche superstiti, si conserva
l’elegante portale d’accesso al cortile interno (figg. 24, 25, 26). Tale elemento,
realizzato in tufo grigio, si presenta molto slanciato in altezza, una caratteristica
tipologica corrente in altri portali catalani del territorio di Teano, con
arco depresso inscritto in una cornice rettangolare modanata e lavorata nella
sua parte interna a punta di diamante. Nelle lunette sono posti due stemmi
inseriti su cartigli floreali. Al di sopra dell’arco, perfettamente in asse con esso,
vi sono i resti di una finestra inquadrata da colonnine polistile sormontate da
capitelli fioriti. All’interno della corte centrale si può, invece, ammirare un
portale ad arco a tutto sesto, al di sopra del quale vi sono due bassorilievi
in tufo raffiguranti due cani affrontati, separati da un’epigrafe che riporta
la data di costruzione al 1591. Tale intervento è evidentemente successivo
al palazzo del XV secolo.
Fig. 24 - Gloriani di Teano - Portale catalano
d’accesso al palazzo (metà del sec. XV).
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 24
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
65
Fig. 25 - Gloriani di Teano - Particolare del
portale.
Fig. 26 - Portale catalano d'accesso al palazzo
- Dettaglio dei resti della finestra.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 25
Particolare importanza riveste l’abitato di Teano che, con Sessa Aurunca,
costituiva la città più importante della Campania settentrionale dalla
fine del XIV a tutto il XV secolo. La città si arricchì di numerosi palazzi ed
edifici sacri di una certa valenza architettonica, per la presenza in loco e per
l’azione di una committenza ricca e potente, talvolta, direttamente legata al
potere centrale. In questo contesto, l’episodio architettonico di maggiore rilevanza,
ancora poco noto e studiato, è l’edificio comunemente conosciuto
come “Cavallerizza” o “Loggione”, edificato intorno al 1370 su committenza
di Goffredo Marzano, feudatario di Teano.
Inserito nel circuito delle mura del castello, sul fianco est della città
medievale, esso dominava, con la sua imponenza architettonica, l’intero
abitato.
Utilizzato come residenza del castello, fu più volte rimaneggiato nel
tempo divenendo una delle più prestigiose sedi del potere dell’intera area,
tanto da essere ricordato, in una veduta della città del Pacichelli degli inizi
del XVIII secolo, come palazzo “Magnifico”.
La fabbrica era delimitata, a sud, dalle mura dell’acropoli della capitale
Sidicina, avanzando dalla linea di esse con un avancorpo all’interno
del quale si disporrà il complesso tardo gotico di cui stiamo trattando. Il palazzo,
di forma rettangolare, presenta caratteristiche costruttive di notevole
interesse, le quali sono da porre in relazione a sopravvivenze architettoniche
federiciane, per quanto riguarda l’esistenza delle due torrette poste agli angoli
del lato orientale dell’edificio. Tale soluzione ricorda gli impianti ad ali
delle Domus domini imperatori di Apice (Benevento), di San Gervasio Lagopesole
(Potenza) e di Belvedere a Marano (Napoli)17. Nelle due torrette
erano poste le scale elicoidali che collegavano il livello inferiore del complesso
a quello superiore.
L’ingresso all’edificio avveniva da un monumentale arco ad ogiva
(fig. 27), uno dei più maestosi e belli del regno, sovrastato, in una fase edilizia
successiva, da una loggia scandita da tre arcate a tutto sesto. Il complesso
si disponeva su due livelli. Quello più basso era preceduto da un
vestibolo composto da due campate con volte a crociera a sesto acuto
66
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
17 Per queste osservazioni, si veda C. CROVA, Insediamenti e tecniche costruttive medievali – il Latium
adiectum e la Terra Laboris, Marina di Minturno 2005, pp. 46-48.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 26
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
67
(figg. 28, 29), in origine aperto su tre lati da grandi arcate ad ogiva. Esso,
forse utilizzato come seggio della città, ripropone una tipologia simile ai
seggi di Sessa e Carinola18. Dal vestibolo si accedeva ad una vasta sala divisa
in due navate (fig. 30), diversamente larghe, da grandi pilastri cruciformi
sormontati da cornici sagomate, realizzati in blocchi regolari di tufo, su cui
scaricavano sei volte a crociera anch’esse a sesto acuto.
Il livello superiore gravitava su un maestoso salone d’onore, non
più esistente, di cui rimane una interessante descrizione in un resoconto
della città scritto nei primi decenni del Settecento, il quale fu commissionato
del conte austriaco Leopold von Daun, feudatario di Teano19. Dal documento
si traggono preziose notizie sull’intero complesso. Esse raccontano
non solo la bellezza dei giardini, arricchiti da giochi d’acqua, ma anche, in
particolare, la maestosità del salone d’onore del palazzo. Questo, posto al secondo
livello, è descritto tanto ampio e spazioso da potervisi girare con una
carrozza trainata da sei cavalli e con le pareti affrescate dal massimo pittore
manierista meridionale, Belisario Corenzio.
Corenzio tenne bottega a Teano fin dal 1593 e la sua presenza nella
città è attestata almeno fino al 159520. Durante questo periodo eseguì diverse
opere, purtroppo tutte perdute, ad eccezione di un quadro identificabile
col Martirio di Santa Caterina, molto rovinato, tuttora conservato nella
bella chiesa del convento benedettino, a Lei consacrato, adiacente al palazzo
del “Loggione”.
Il salone del medesimo “Loggione” andò in rovina dopo il primo
quarto del XVIII secolo, probabilmente a causa di un evento sismico. Il
vuoto rimasto fu utilizzato come terrazzo e diede il nome attuale all’intero
complesso.
Tuttavia del secondo livello rimangono alcuni ambienti, posti su
due piani, ove sono visibili alcuni elementi strutturali e architettonici per-
18 Sui seggi in Campania, si veda, di recente, M. MARTONE, I sedili a Napoli e fuori città, in Verso un
repertorio dell’architettura catalana cit., pp. 109-123.
19 Per la trascrizione di questo importante resoconto sulla città di Teano, degli inizi del XVIII secolo,
si rimanda a L. SALVI, Restituiamo alla città una pagina di storia. Teano settecentesca dai documenti di
Bratislava, «Civiltà Aurunca» nn. 49-50 (2003), pp. 79-86.
20 Sull’operato di Belisario Corenzio a Teano si veda, P.L. DE CASTRIS, Pittura del Cinquento a Napoli
1573-1606 – l’ultima maniera, Napoli 1991, p. 193, p. 195, p. 240 n. 14, p. 324.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 27
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
68
tinenti all’impianto del XV e del XVII secolo, quando il palazzo venne ingrandito
ed abbellito dal principe di Stigliano di casa Carafa21.
Nell’abitato di Teano si segnalano altri elementi architettonici di
stampo quattrocentesco (portali e finestre di tipo catalano si incontrano in
molti edifici del centro storico), tra cui spicca un raro esempio di portale
monumentale ad arco a tutto sesto a grandi conci (dovelas) di schietta provenienza
catalana (fig. 31)22. Tale manufatto si differenzia dai portali di tradizione
napoletana, che seguono un percorso stilistico autonomo, essendo
caratterizzati dall’uso dell’arco a sesto depresso inquadrato da una cornice
modanata a stampella.
21 Con gli interventi promossi dai Carafa, la grande sala del primo livello, coperta con le volte trecentesche,
fu adibita a stalla, di cui rimangono i resti ancora visibili nella sistemazione museale di
questo bellissimo spazio. A tale proposito, dal 2001, l’intero complesso viene utilizzato come Museo
Archeologico Statale del territorio Sidicino.
22 Su questo argomento si veda supra M. ROSI, Carinola, Pompei quattrocentesca cit., p.7.
Fig. 27 -Teano - Complesso del “Loggione”-
Ingresso monumentale da via Nicola Gigli
(seconda metà del sec. XIV).
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 28
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
69
Fig. 28 -Teano, complesso del “Loggione”- Vestibolo
(seggio?) con copertura a volte a crociera
tardo-gotiche.
Fig. 29 -Teano, complesso del “Loggione”- Particolare
di una delle volte a sesto acuto del vestibolo.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 29
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
70
Fig. 30 -Teano, complesso del “Loggione”- Interno dell’aula a due navate con volte a crociere
a sesto acuto.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 30
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
71
FIG.16Fig. 31 -Teano, Corso Vittorio Emanuele - Arco catalano a tutto sesto con conci a doghe
velate (metà del sec. XV).
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 31
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
72
A poca distanza dall’abitato di Teano, su di una collina che sovrasta
la città, fu edificato, nel 1428, il Convento di S. Antonio, dei frati
Minori, su committenza di Ludovico Galluccio e di Giovanni Antonio
Marzano.
Della chiesa originaria, ricostruita nei secoli XVIII e XX, non rimane
quasi più nulla, ma si conserva il bellissimo chiostro23 a pianta quadrilatera
(fig. 32), il cui impianto architettonico è analogo a quello dei
conventi francescani di Casanova di Carinola, di Mondragone, di Sessa
e di Roccamonfina.
Nonostante la superfetazione in falso gotico del primo piano, il
chiostro conserva l’impianto planimetrico quattrocentesco contrassegnato
sui quattro lati da volte a crociera a sesto acuto, sostenute da robusti pilastri
polistili in tufo collegati da arcate a sesto acuto e, in basso, da un muretto
pure in tufo. Le volte, invece, poggiano direttamente sulle pareti di fondo
mediante peducci sagomati in tufo.
I pilastri polistili sono sormontati da capitelli decorati da motivi
fitomorfi e zoomorfi (figg. 33, 34, 35), purtroppo rovinati recentemente
da un pessimo intervento di restauro (figg. 36). La ricca decorazione dei
capitelli rivela reminiscenze stilistiche tardo gotiche attribuibili, con molta
probabilità, ad abili maestranze locali. I capitelli trovano precisi confronti,
per la qualità della tecnica esecutiva e delle decorazioni, con quelli del convento
di Casanova di Carinola (figg. 37, 38)24.
Tutt’altra situazione si riscontra per i portali polistili ubicati all’interno
dei corridoi del chiostro (fig. 39), i quali, per l’incorniciatura a giogo
con peducci pensili poggianti su capitelli floreali, per la triplice incorniciatura
del vano-porta e per le esili colonnine laterali, si confrontano con i pilastri
e le cornici di palazzo Marzano a Carinola. Attraverso i portali si
accedeva agli ambienti della clausura, alla chiesa, al giardino esterno e al refettorio,
coperto da volte a crociera a sesto acuto poggianti su peducci e
con pareti rivestite da maioliche del XVIII secolo.
23 Di recente sul chiostro è stata pubblicata una scheda sintetica a cura di M. Martone in Verso un
repertorio dell’architettura catalana – Architettura catalana in Campania province di Benevento, Caserta,
Napoli” a cura di C. CUNDARI, Roma 2005, pp. 251-254.
24 Cfr. Si veda, in merito, Carinola tra storia e immagini cit., pp. 19-26.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 32
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
73
Fig. 32 -Teano, Convento di S. Antonio - Veduta del chiostro (1428).
Figg. 33, 34 -Teano, Convento di S. Antonio - Particolari dei pilastri e dei capitelli del chiostro
prima del restauro (Archivio privato Vincenzo Lerro).
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 33
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
74
Fig. 35 -Teano - Convento di S. Antonio - Particolare di uno dei capitelli zoomorfi del chiostro
prima del restauro (Archivio privato Vincenzo Lerro).
Fig. 36 -Teano, Convento di S. Antonio - Particolare di uno dei capitelli del chiostro recante uno
stemma araldico dopo il restauro.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 34
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
75
Fig. 37 - Casanova di Carinola, Convento di S. Francesco - Veduta del chiostro (prima metà
del sec. XV).
Fig. 38 - Casanova di Carinola,
Convento di S. Francesco - Dettaglio
di uno dei capitelli del chiostro.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 35
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
76
Fig. 39 - Teano, Convento di S. Antonio - Portale polistilo.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 36
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
77
Passando ora all’abitato di Marzano Appio25, centro posto sulle pendici
orientali del vulcano di Roccamonfina, infeudato alla potente famiglia
eponima dal 1180 circa, fino al 1464.
Con la signoria di Giovanni Antonio e Marinello Marzano, il paese
godette di un periodo di particolare splendore come sede, seppure saltuaria,
di una corte principesca la quale, per ricchezza e potenza politica, rivaleggiava
con quelle dei maggiori feudatari del Regno.
Di questo periodo, infatti, restano cospicue testimonianze architettoniche,
scultoree e pittoriche nel tessuto edilizio medievale della località Terracorpo,
ove il termine “terra”26 denota un abitato importante provvisto di mura.
L’abitato medievale è dominato dalla mole del castello27 (fig. 40),
nel quale sono evidenti diverse fasi edilizie, tra le quali emerge quella relativa
ad un rifacimento tardo cinquecentesco, che gli conferì l’aspetto di una residenza
principesca più che quello di una roccaforte. La facciata, infatti,
venne dotata di grandi aperture modanate al piano nobile, estese anche alle
due torri, poste alle due estremità di essa.
In una zona dell’abitato, conosciuta come “Curia”, passando al di
sotto di un bel portale a sesto leggermente ribassato (fig. 3), si segnala
un’abitazione quattrocentesca, “Casa Imondi”, in cui sono sopravvissuti alcuni
elementi architettonici in stile gotico catalano.
Sulla verticale dell’ingresso, che si trova a livello stradale, si conserva
poco più della metà di una finestra caratterizzata da una cornice rettangolare
poggiante su pilastrini polistili sormontati da capitelli floreali (fig 41). La
decorazione della finestra sembra trovare confronti con alcune aperture di
casa Novelli a Carinola (fig.42) e con quelle del palazzo De Cordova a Sessa
Aurunca.
25 Sull’abitato di Marzano si veda di recente, G. ANGELONE, A. PANARELLO, Inventario essenziale dei
Beni Culturali esistenti nelle “Aree S.I.C.” e nell’intero territorio della Comunità Montana “Monte S.
Croce”, Formia 2008, pp. 79-137.
26 Su tale argomento si veda, F. Maurici, Il vocabolario delle fortificazioni e dell’insediamento nella Sicilia
“aperta” dei normanni: diversità ed ambiguità, in “Castra ipsa possunt et debent reparari”. Indagini
conoscitive e metodologie di restauro delle strutture castellane Normanne-Sveve”, atti del convegno – 3,
Roma 1998, pp. 38-39.
27 Sul castello di Marzano si veda, G. ANGELONE, A. PANARELLO, Castrum Marzani – Storia ed evoluzione
del castello di Marzano in Terra di Lavoro, Cassino 1999.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 37
Da notare, inoltre, che il capitello relativo al peduccio pensile e
quello su cui s’innestano le cornici interne della finestra (fig. 43), sono analoghi,
nel forte intaglio dei cespugli delle foglie, ad alcuni capitelli del palazzo
Marzano a Carinola.
All’interno della casa si trova un elegante portalino (fig. 44), poggiante
su larghi stipiti in tufo, inquadrato da una sagoma a sezione cilindrica
e sormontato da un arco inflesso, che trova confronti con la porta d’accesso
alla scala di servizio a chiocciola di palazzo Marzano a Carinola (fig.14). Nel
giardino della casa, si trova reimpiegato un frammento architettonico (fig.
45), pertinente ad una finestra a croce, decorato con un intaglio a dente di
lupo.
Nelle vicinanze di Palazzo Imondi si trova un palazzo edificato a ridosso
della cortina delle mura, il quale conserva un portichetto in origine
aperto su tre lati (fig. 46). Di essi, il lato verso l’esterno del borgo fungeva da
posterla, la quale era preceduta da un vestibolo con arcate a sesto acuto. Lo
stesso vestibolo è coperto con una bella volta a crociera, nella cui chiave è presente
un ornamento in tufo, a rilievo, che rappresenta un demone barbato.
All’interno del portico si aprivano due portali, di cui uno murato,
poggianti su un pilastro ottagonale sormontato da un bellissimo capitello corinzieggiante
(figg. 47a, 47b), riccamente intagliato, simile ai capitelli a foglia
di palma del chiostro di S. Francesco a Fondi, restaurato dai Caetani nel 1479.
Infine, lungo il tracciato delle mura poste a sud-est del castello è ubicata quella
che sembra essere la porta principalis, dalla quale si accedeva al borgo.
La porta, mirabilmente conservata (fig. 48) verso il lato campagna, è
concepita, secondo un impianto di stampo rinascimentale, con motivi architettonici
e araldici che ne accentuano la funzione d’accesso all’abitato, alla
stregua di un piccolo arco celebrativo inneggiante alla potenza dei Marzano.
Ritengo, a tale proposito, che non è casuale che la chiave di volta
dell’arco a tutto sesto sia decorata con un motivo a squame e da una voluta.
Tali elementi, infatti, richiamano le chiavi degli archi trionfali di tradizione
classica. Questo simbolismo è accentuato dalla presenza, al di sopra della
chiave dell’arco, dello stemma dei Marzano con il privilegio di condividere
le proprie insegne con quelle dei d’Angiò-Durazzo come segno della loro alleanza
nella seconda guerra angioina.
78
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 38
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
79
Fig. 40 - Veduta del castello di Marzano Appio.
(Archivio privato Adolfo Panarello)
Fig. 41 - Marzano Appio, Terracorpo,
“Curia” - Finestra in stile catalano di
Palazzo Imondi (sec. XV).
(Archivio privato Adolfo Panarello)
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 39
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
80
Fig. 42 - Carinola, Palazzo Novelli - Finestra della facciata principale (seconda metà del sec. XV).
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 40
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
81
Fig. 43 - Marzano Appio, Terracorpo, “Curia” - Dettaglio delle decorazioni fitomorfe della finestra
catalana di Palazzo Imondi.
Fig. 44 - Marzano Appio, Terracorpo,
“Curia” - Portalino con architrave inflesso
all'interno di Palazzo Imondi.
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 41
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
82
Fig. 45 - Marzano Appio, Terracorpo, “Curia” - Elemento di spoglio, pertinente a una finestra a
croce, murato nella parete interna del cortile di Palazzo Imondi (metà del sec. XV).
Fig. 46 - Marzano Appio, Terracorpo,
“Curia” - Pilastro ottagonale appartenente al
portico ubicato nei pressi della porta principale
del borgo.
(Archivio privato Adolfo Panarello)
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 42
Alcune note sull’architettura “catalana” nell’alta Terra di Lavoro
83
Figg. 47a, 47b* - Marzano Appio, Terracorpo, “Curia” - Dettagli del capitello corinzieggiante del
pilastro ottagonale (*Archivio privato Adolfo Panarello).
Fig. 48 - Marzano Appio, Terracorpo - Porta
d’accesso al borgo (metà del sec. XV).
(Archivio privato Adolfo Panarello)
03_Balasco_OK:Layout 1 16/07/2010 8.31 Pagina 43
Conoscere il Roccamonfina - 2. L’architettura
84
Dedico questo lavoro al compianto amico e studioso Michele De Cesare, che
mi incoraggiò, nel lontano 1997, a proporre, in occasione della presentazione
del libro "Breve profilo storico-archeologico dell’antichità di Marzano Appio",
un primo studio sull'architettura catalana nell'alta Terra di Lavoro. Memore di
quella giornata e di Michele, mi è sembrato doveroso riprendere quel lavoro e
pubblicarlo in questa sede (Alfredo Balasco).
Si ringraziano:
- l’Ufficio di Teano della Soprintendenza Archeologica delle province di Salerno,
Avellino, Benevento e Caserta per le immagini interne del complesso del “Loggione”;
- l’architetto Vincenzo Lerro (autore delle stesse), per le immagini delle figg. 33, 34 e
35, relative ai capitelli del chiostro del Convento di S. Antonio di Teano;
- il dott. Adolfo Panarello (autore delle stesse), per le immagini delle figg. 6, 7, 40, 41,
46, 47b e 48.

Percorso

Abbiamo 408 visitatori e nessun utente online

 

GDPR e EU e-Privacy

EVENTI

deontologia.jpg