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EVENTI E COSTUMI

AUGURI RAFFAELLA . AMARCORD DI CICCIO ZAMPI!

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Prof.Francesco ZAMPIQuesti ultimi scaricavano bombe incendiarie.

C'erano rifugi antiaerei dappertutto ed erano veramente sicuri ma non erano per noi!  A noi deportati ci toccava

Casino D'ANGELOSELLECCOLAAuguri Raffaella.Lo avrete riconosciuto,ex alunnni e non, è il professore Francesco ZAMPI di S.Croce di Carinola, da sempre per me "Ciccio", anche lui come il Dott.Andrea MACCARONE di Roccamonfina, l'ho incontrato in una occasione speciale: la festa di laurea di una sua nipotina, anche lui è un giovane ottuagenario  immarcescibile, anche lui mi ha voluto dedicare qualche minuto, portando senza preavviso alla memoria una gerla piena di ricordi per poi riversarli a voi ! Anche lui ha studiato a Sessa Aurunca nello stesso periodo del Dottore di Roccamonfina di cui è coetaneo ma lui a Sessa Aurunca andava in bicicletta, a differenza del dottore Andrea che in bicicletta ci va ancora oggi.
"Ricordo perfettamente che i fratelli FAVA andavano a Sessa Aurunca con lo sciaraballo, ma non erano gli unici, io come tanti altri andavo in bicicletta, piuttosto sgangherata per la verità, ero come gli altri costretto a partire presto, allo stesso orario in cui partivano gli sciaraballi con l'asina o col cavallo, perchè dovevamo arrivare più o meno allo stesso orario sotto alla salita di Cascano, dove immancabilmente e quotidianamente ci attaccavamo alla parte retrostante dello sciaraballo per risparmiarci la fatica della scalata di quella dura salita.
Ma non solo SCIAUDONE veniva a scuola con la macchina c'era anche  Ermanno CORVINO che veniva con l'auto da Mondragone! Io in quel periodo vivevo con la mia famiglia a San Ruosi, quando vedevo tuo padre e a tuo zio Tommaso divertirsi a costruire casette dappertutto.Ci si divertiva così allora,con poco, a fare piccole costruzioni con il fango, anzi ricordo che fecero addirittura un villaggio e gli diedero il nome di GATOCE, prendendo a prestito le sillabe iniziali dei loro nomi   e del cognome.Tuo nonno che mi voleva un gran bene mi disse 'Ma guarda tu se dovevo spendere tanti soldi per far studiare i miei figli per vederli fare i muratori.'"Ma alla fine forse a zio Tommaso questa esperienza gli fu utile dopo alcuni anni, quando fu deportato in Germania, mi sovviene, che anche lui era nell'elenco dei deportati in occasione della cerimonia delle medaglie, ma non venne, ha un carattere timido, mi faccio coraggio e gli chiedo:"Ma non fosti anche tu deportato?" E lui:"Sì, ma non ho nessuna voglia di ricordare!" Poi pian pianino, lo convinco e mi dice:" Era prestissimo, forse neppure l'alba, vivevo con mamma e papà a San Ruosi ( il portone era lo stesso di oggi nd.r.), ricordo che mi svegliai alle urla provenienti da basso, erano calci contro la porta, la sfondarono, calci dati anche con i fucili oltre che con gli anfibi, erano soldati tedeschi,erano tanti, tantissimi,gridavano e gridavano come degli ossessi per farmi capire che dovevo alzarmi e andare via con loro  io dormivo con i miei fratellini Osvaldo e Gennarino, nella stanza sopra alla cisterna che sta nel cortile, adiacente un terrapieno dove c'era un limone (c'è ancora n.d.r.)avevo appena diciannove anni e Tommaso ventidue! Tutti per arrivarci c'erano tante scale piangevano, gridavano ma non ci fu nulla da fare, ci trascinarono via e ci fermammo, ricordo, al bivio di San Donato, al cosiddetto casino D'Angelo, quello fu il punto di raccolta di tutti i rastrellati delle piccole frazioni e di Casale.Poi quando furono certi che non doveva arrivare più nessuno ci portarono alla Selleccola, in una di quelle insenature tipiche di quella strada di montagna, là c'era il punto di raccolta per i rastrellati di tutto il comune.Mi guardai intorno cominciava a far sera, avevo freddo, guardai ancora e meglio, mi accorsi che alcuni dei compagni di sventura erano spariti, me ne ero già accorto prima quando stavo al Casino D'Angelo (dal nome del proprietario, autore  della prima storia di Carinola del XX secolo n.d.r.), lì vicino c'era un fosso di maltempo ed una strada sterrate sottostante i terreni vicini ed proprio là dentro che alcuni si buttarono quasi a tuffo e in un battibaleno riuscirono a darsela a gambe e quindi a scomparire, guadagnando la libertà per i due anni che seguirono.Mentre pensavo "beati loro" ecco arrivare mio padre  Leopoldo  col calesse e il cavallo mi aveva portato una coperta ,  di quelle pesanti grigioverdi,  che mi avrebbe dovuto e, per la verità, ha difeso dal freddo quella notte e tutte quelle che seguirono in treno e in Germania.Con me  mi ricordo che c'era, oltre a Tommaso, di San Ruosi anche Luigi CARDONE.Il giorno dopo tutti a Sparanise alla stazione ferroviaria dove confluirono i rastrellati di tutti i comuni vicini.Partimmo con una tradotta e molti durante il viaggio saltarono dal treno per darsi alla fuga, specie durante l'attraversamento delle gallerie, non so se ce la fecero, arrivammo in Germania a Monaco di Baviera non so quanti giorni dopo!Tommaso invece andò in un paese distante almeno dieci chilometri da Monaco.Lui in campagna a fare il muratore, chi l'avrebbe mai detto, io in città, appunto a Monaco e facevo l'operaio in una fabbrica di condensatori elettrici,da quelli piccolissimi di qualche centimetro fino a quelli grandissimi di qualche metro, li facevamo tutti là! Dormivamo in baracche di legno.Ogni baracca ospitava operai della stessa nazione e della stessa lingua.C'erano operai e operaie ma erano in baracche separate.Lavoravamo dieci ore al giorno e fino al sabato e la domenica ero libero spesso, ma non tutte le domeniche, andavo a trovare Tommaso e  trascorrevo l'intera giornata con lui.Il peggio  però doveva ancora venire.Parlo dei bombardamenti delle forze alleate. Sembravano non smettere mai! Di giorno erano aerei americani e di notte erano quelli inglesi.Questi ultimi scaricavano bombe incendiarie.C'erano rifugi antiaerei dappertutto ed erano veramente sicuri ma non erano per noi! A noi deportati ci toccava ripararci in una sorta di trincee che erano state scavate lungo alcune strade, e neppure tante, coperte alla meno peggio da frascame ! Questa odissea è durata ventiquattro mesi!" Ha detto proprio così quasi come se li stesse ancora contando, ma non è ancora finita. . .

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