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CALCIO NAPOLI

LA CAPATA

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L’immagine indegna della testata di Miguel Angel (?) Britos ad Alvaro Morata è l’emblema della stagione 2014/15 del Napoli.
Frustrazione. Quella dei deboli che sanno di esserlo. Dei presuntuosi che pretendono di passeggiare sul campo, anziché entrare nella

(ennesima) partita dell’anno con gli occhi della tigre e non con quelli dell’orsacchiotto tenerone.
E meno male che la Juventus aveva la testa ai festeggiamenti per lo scudetto e la coppa Italia e soprattutto alla finale di Berlino. Passerella pre-partita coi bambini, sorrisi e una squadra imbottita di riserve. Insomma, c’erano tutti gli ingredienti per fare il colpaccio e agganciare almeno momentaneamente la Lazio al terzo posto.
Purtroppo non avevamo fatto i conti con l’indolenza di chi è sceso in campo, fatta eccezione per Dries Mertens, l’unico che sentiva l’importanza della partita e s’è battuto come un leone. L’unico.
Qualcuno oggi parla di un super Buffon che ha impedito al Napoli di avere quel che meritava. Personalmente ho visto una sola parata eccezionale dell’estremo difensore bianconero: quella su Lopez. Per il resto tanta ordinaria amministrazione e lunghi periodi di inoperosità.
Si può perdere con chiunque. Non mi stancherò mai di ripeterlo. Ma non così. Non come a Kiev. Non come nella maggiorparte dei match perduti durante questa stagione. Senza grinta. Senz’anima.
Non amo usare la parola “mercenari” perché credo che restare ancorati ad una visione romantica del calcio, delle “bandiere” è anacronistica e francamente stupida. Il calciatore moderno è un professionista che, nell’ambito di una carriera relativamente breve, si sposta da un club all’altro considerando tre fattori: ingaggio, progetto, visibilità. Il resto sono chiacchiere create ad hoc per vendere giornali o incrementare il numero di “clic”. Ma questo è lontano mille miglie dalla sufficienza, l’urticante sufficienza con la quale il 90% dei calciatori del Napoli ha giocato durante tutto l’arco della stagione. L’emblema di questa situazione è Gonzalo Higuaìn. Un calciatore dal cartellino costato 40 milioni e con un rispettabilissimo ingaggio di ben 5 milioni l’anno. Certo, di gol ne ha segnati (e anche di molto belli ndr). Ma vogliamo parlare della personalità e professionalità di questo atleta (panza permettendo ndr)? Ricordate la finale del mondiale brasiliano tra Argentina e Germania? Higuaìn? Non pervenuto. Ricordate la gran parte dei match importanti del Napoli di quest’anno? Higuaìn: non pervenuto. E’ tutta lì la differenza che fà di un giocatore un Top Player oppure un buon giocatore. Cavani lo era (un Top Player ndr). Il Matador “si caricava la squadra sulle spalle” e spesso le partite le vinceva da solo, supportato da una condizione atletica che definire eccellente è un eufemismo. Questo (Higuaìn ndr) si trascina spesso sul campo “sfanculando” mezzo mondo perchè non gli si serve il pallone esattamente dove lo vorrebbe. Per non parlare dei contrasti fisici coi difensori avversari. Se lo si osserva attentamente, Higuaìn spesso rinuncia al confronto con il difensore avversario. Alza il braccio, si ferma e sbraita. E intanto l’azione sfuma. Questo è il Pipita di quest’anno.
Ma chi avrebbe dovuto trasmettere la grinta, l’ardore, la voglia di vincere e di buttare il cuore oltre l’ostacolo, pur di fronte ad una netta inferiorità tecnica? Ma certo. Avete indovinato. E’ proprio lui. L’idolo insindacabile della setta dei rafaeliti. Ladies & Gentlemen, mister Rafael Benitez.
Se fosse stato possibile conquistare punti in classifica con la comunicazione, le conferenze stampa, i riferimenti filosofici e quant’altro, probabilmente a Berlino ci saremmo andati noi. Sfortunatamente le partite si vincono sul campo ed è proprio su questo che il Napoli ha rispecchiato fin nel più microscopico dettaglio la personalità del suo allenatore: molle. Non c’è altro da aggiungere al riguardo.
Aurelio De Laurentiis ha le sue belle responsabilità in questo fallimento. Campagna acquisti roboante (almeno sulla carta ndr), due anni fà. Campagna acquisti da neo-promossa, la scorsa estate. Resta il fatto che nelle ultime due stagioni la SSC Napoli ha speso la bellezza di 135 milioni di euro (per la prima volta chiuderà il bilancio della sua presidenza in rosso ndr), per accontentare Rafa Benitez. Li ha spesi “a membro di segugio”? Può darsi, ma li ha spesi.
Personalmente, anche se ai fini della classifica non cambierebbe una virgola, fossi il presidente mi toglierei lo sfizio (che, come dice il proverbio, vale più della masseria) di esonerare il tecnico alla vigilia dell’ultima di campionato in casa. Giusto per la soddisfazione di farlo andare via dal “calcio italiano di merda” (parole di Rafa ndr) col disonore del secondo esonero nel Belpaese. Tanto per sancire la sua incapacità (manifesta) di confrontarsi con la Serie A. Un sussulto d’orgoglio di un presidente che, bontà sua, sà presentarsi davanti alle telecamere soltanto per dire cavolate senza senso, salvo continuare a gestire la società come una salumeria di quartiere.
Detto questo mi soffermerei su qualche piccolo dettaglio che nulla ha a che fare, se non molto marginalmente, con quanto scritto sopra.
Tutti hanno visto l’indegna testata di Britos. Pochi, pochissimi hanno visto la causa. Eh sì, perché, pur se scomposta, quella del difensore azzurro è stata una reazione a qualcos’altro. Il “povero” Morata aveva rifilato un cazzotto alla schiena dell’uruguaiano e di là, poi, è storia. Non per nulla l’attaccante spagnolo è stato pure sanzionato con un giallo per quel pugno. Ed è per questo che il penalty assegnato ai bianconeri è alquanto inventato.
E ancora, a cosa servono i bambini in campo, il ricordo dei trentanove dell’Heysel, se il tutto poi è condito dal solito “Vesuvio lavali col fuoco”?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Game Over.
 
Giulio Ceraldi

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