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Winston Churchill diceva: “Fanatico è colui che non può cambiare idea e non intende cambiare argomento”.
Rafael Benitez stà facendo cambiare idea su di lui a molta gente. Compreso il sottoscritto. Così che, mentre

 

Winston Churchill diceva: “Fanatico è colui che non può cambiare idea e non intende cambiare argomento”.
Rafael Benitez stà facendo cambiare idea su di lui a molta gente. Compreso il sottoscritto. Così che, mentre

il Corsport titola a nove colonne che Sinisa Mihalovic sarà il prossimo allenatore del Napoli il tapino si busca una lezione di calcio al San Paolo dal mite Rafa (e di questi tempi una lezione gratis è tutto grasso che cola, caro Sinisa).
Intanto Benitez si stà conquistando a suon di vittorie roboanti e convincenti la riconferma sulla panchina. De Laurentiis cosa fà? Lui tace. Medita (forse). Fatto stà che a parlare ci ha pensato il tecnico iberico che in settimana ha parlato ancora una volta di Business Plan, di scegliere se pensare sempre a mantenersi coperti coi bilanci oppure osare quel tanto che basta a riempire finalmente il gap con le “prime della classe” oppure restare l’eterna outsider, quella capace di incredibili exploit ma che poi rientra nei ranghi e non và più in là di un pur prestigioso piazzamento in classifica, ma sempre sui podi secondari. Mai sul più alto. Magari qualche Coppa, ma sempre come eventualità e mai come obiettivo. Il vivaio. Investire finalmente nella tanto strombazzata (e mai realizzata davvero) “scugnizzeria” (o cantera che si voglia). Non ultimo lo stadio. Uno stadio finalmente all’altezza delle ambizioni di un ambiente che è stufo di aspettare. Un ambiente che vuole vincere, ma sul serio. Un ambiente che non vuole più aver paura o soggezione nel pronunciare la parola scudetto e, perché no, magari un giorno non necessariamente lontano un’altra generazione, la parola UEFA Champion League.
Insomma, siamo seri. I nomi papabili a sostituire Rafa Benitez sulla panchina del Napoli sono il già ampiamente citato Mihailovic (che al San Paolo si è commentato da sé), Spalletti, uno che non ha mai vinto una beata mazza (perdonate il francesismo) e che allo Zenit, fino a prova contraria ha fallito ed ha finito per farsi esonerare. Poi Montella, nome affascinante ma che sostanzialmente, come gli altri non sembra pronto ad una piazza esigente come quella di Napoli.
Alla fine della corsa, come al solito, la palla passa al presidente. Saprà e (soprattutto) vorrà trattenere Benitez con un piano serio e solido per inaugurare un ciclo? Saprà redigere un Business Plan degno di questo nome? Beh, starà a lui “strozzare in gola” l’urlo dei suoi detrattori. Quale? Ma il solito, of course: Pappò, càcc’é sòrde!
Ad Maiora.


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