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CALCIO NAPOLI

LA SOLITUDINE DI LORENZO

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Lorenzo InsigneE' un pò nel destino dei giocatori napoletani che indossano la maglia azzurra, quello di dover dimostrare sempre qualcosa in più degli altri. Di dover andare oltre l'impegno agonistico, portando il peso della napoletanità. E questo sembra proprio essere il caso di Lorenzo Insigne da Frattamaggiore. Uno dei pochi giocatori italiani del Napoli.

 Dopo le mirabilie mostrate nella serie cadetta, col Pescara di Zeman, insieme agli altri gioiellini del mister boemo, come Verratti e l'altro napoletano Immobile, Lorenzo Insigne è stato richiamato alla "casa madre" per caricarsi sulle spalle, per certi versi, i destini del reparto avanzato partenopeo, insieme (logicamente) ai vari Higuaìn (in primis), Callejòn e via discorrendo. 

Il problema è che il calcio di oggi e, soprattutto, l'ambiente che lo circonda non ha più la pazienza, la passione e l'attaccamento ai colori di una volta.

Sono finiti da un pezzo i tempi dei 70.000 abbonamenti con Beppe Savoldi. Vuoi, certamente per l'irrompere prepotente dei media che ti permettono di guardare una partita da qualsiasi angolo del globo, anche da un telefonino, e vuoi perché, in generale, il mondo di oggi gira a velocità doppia, tripla, rispetto a qualche decennio fà, tra notizie battute quasi in tempo reale e spesso senza nemmeno verifiche accurate della fonte (e i social network fanno il resto ndr) e la pazienza dell'ambiente (e dei tifosi, in particolare) che è sempre più rarefatta se non inesistente.

La dirigenza azzurra decise dall'inizio, dopo aver "riesumato" il Napoli dal Tribunale Fallimentare, di dare un taglio netto col passato. Quindi, a differenza dei campioni del passato che hanno avuto l'appoggio, il sostegno morale delle vecchie glorie azzurre, oggi un Lorenzo Insigne si ritrova a fronteggiare praticamente da solo, ad appena ventitré anni, gli umori del pubblico di casa che ormai non gli perdona più nulla. Al primo errore arrivano puntualmente i fischi, senza alcun indugio o beneficio del dubbio (errare è ancora umano?).

Non sò come andrà a finire la storia tra Lorenzo Insigne ed il Napoli, ma certamente non si possono imputare tutte le colpe a lui se si ritrova in un ambiente dove non si riesce più a tifare a prescindere, dove si pretende (chissà poi in base a quali assunti) che ogni partita "adda essere un trionfo", chiunque sia l'avversario.

Sembrano lontani anni luce gli anni durante i quali veramente non si vinceva mai niente ma il supporto del pubblico era totale, incessante e appassionato.

Purtroppo sono cambiate tante cose, è cambiata la società, è cambiato il Paese e, forse, anche il tifo.

E' un pò una crisi d'identità quella che affligge non soltanto Lorenzo Insigne ma l'intera squadra ed è compito dell'allenatore ritrovarla per cominciare degnamente la nuova stagione. Ma il pubblico pagante (il cliente ha sempre ragione, per carità) deve capire che fischiare è un diritto ma è pur sempre anche un limite. Il limite di chi dimostra sempre più di non amare veramente i colori ma soltanto di volersi astrarre da una realtà che non sempre piace. Dove si và, continuando così?

Ad Maiora. 

 

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