1. MAZZARRI

Ancora una volta il panettone ci e’ andato di traverso. Il terzo tabu’, quello dell’Inter imbattuta da ben tredici anni, resta intatto. Temevo un certo signor Motta

(Thiago, non il panettone ndr) e purtroppo il timore s’e’ rivelato fondato. Due dei tre sigilli alla partita nerazzurra sono suoi.
Subito sotto dopo meno di tre minuti ad opera del brasiliano ex Barcellona.  Poi ci siamo mantenuti in linea di galleggiamento fino all’inizio della ripresa. Dopo, il tracollo.Nel mezzo il meritato pareggio di Pazienza al 25’, bravo a sfruttare un buco della difesa interista e ad insaccarla di testa. Poi Maggio sfiorava il raddoppio e sembrava materializzarsi il solito Napoli mai domo e sempre pronto al colpo mortifero. Ma stavolta non e’ stato cosi’.
La difesa, nei singoli, mostrava insicurezza e infatti su uno svarione l’Inter passava, grazie ad un inserimento da dietro di uno smarcatissimo Esteban Cambiasso che di testa trafiggeva De Sanctis al minuto 37. A chiudere il conto ancora Thiago Motta al minuto 55, pronto ad insaccare di testa all’incrocio dei pali su invito di Pandev e con la complicita’ del portiere azzurro.
Forse e’ proprio Pazienza, l’uomo del momentaneo pareggio, l’unico che merita la sufficienza in un mare di mediocrita’ (se non peggio per alcuni) del resto della squadra. E pensare che Michelino (Pazienza) e’ in scadenza di contratto e la societa’ non sembra prenderne conto. Anche Cavani affonda nello scivoloso prato del Meazza. Troppo preso a fare movimento per gli altri ma mai realmente pericoloso nei suoi affondi. Lavezzi ed Hamsik (piu’ il secondo che il primo) restano alquanto impalpabili e lo slovacco e’ quasi irritante, in alcuni momenti, per la sua evanescenza.
Guardando i dati statistici del match il Napoli sembra non aver demeritato ma la chiave di lettura dell’incontro e’ proprio questa. L’Inter ha fatto la differenza nei singoli e nella organizzazione di gioco. Leonardo ha il merito di aver ridato, almeno apparentemente, una identita’ a questa squadra che sembrava avesse perso nell’era (piuttosto breve) Benitez.
Gargano e’ stato piu’ confusionario del solito e stavolta la verve e la grinta, suoi fiori all’occhiello in tante partite, non lo hanno accompagnato.
Il centrocampo e’ stato poca cosa anche in gente come Maggio e Dossena, dove quest’ ultimo appare sempre in debito d’ossigeno a meno di tre quarti di gara.
Mazzarri stavolta ha toppato. La spavalderia quasi “mourinhana” ostentata in conferenza stampa il giorno prima non e’ stata seguita dai fatti. Squadra troppo contratta all’inizio di partita. Discutibile la scelta di lasciare Grava in panchina per un Campagnaro che, insisto, non e’ un difensore vero. Cambi discutibili soprattutto nell’inserimento di un Sosa che non ha dato nulla se non la sua proverbiale lentezza e leziosita’. Andava rischiato Dumitru, nel tutto per tutto finale, dove (“leit motiv” dell’intera partita) avrebbe potuto sopperire alla mancanza di centimetri in area nerazzurra, magari anche per spizzare la palla a favore dei compagni. Tutti i palloni alti pervenuti in area di rigore sono stati preda dei difensori interisti o del portiere Castellazzi. Giocare palla a terra contro giocatori cosi’ dotati tecnicamente non era un affare per il Napoli di ieri sera.
Ce ne riscendiamo cosi’ al terzo posto, in attesa della “madre di tutte le partite”. Napoli – Juventus. I bianconeri, orfani anche (ndr) di Quagliarella, e reduci dalla batosta in casa col Parma degli ex (vedi Giovinco e Palladino) non sembrano impensierire piu’ di tanto o se non altro sono di ben altra pasta rispetto ai nerazzurri. Ma attenzione ai cali di tensione. Un’altra sconfitta potrebbe incidere psicologicamente sul gruppo azzurro e a questo punto Mazzarri potrebbe vedersi liquefare in un attimo il suo giocattolo meraviglioso. Il campanello d’allarme e’ suonato ed e’ giusto che sia cosi’.
Alla dirigenza il compito di operare i dovuti correttivi in sede di “mercato di riparazione”. I nomi circolati fin qui lasciano perplessita’. Andare ad ingrossare le schiere dei giocatori da 5 in pagella (e nel Napoli, al di la’ dei soliti noti, non mancano) non serve a nulla. Tantomeno ci si puo’ sempre attendere prestazioni al 110% delle loro possibilita’ per sopperire al reale valore. L’esempio Inter dovrebbe illuminare. Quindi, De Laurentiis, Bigon e Mazzarri datevi da fare.

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Percorso

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