L’AMBC continua a sostenere che il nostro è un comune tecnicamente fallito e loro continuano a far finta di niente. Nel precedente intervento a proposito dell’ennesima transazione per ingenti debiti non onorati avevamo fatto ancora una volta

riferimento all’illegittima anticipazione di tesoreria che  mantiene illegalmente a galla (ma fino a quando?) il comune di Mondragone.

Ma, come denunciamo da tempo, il ricorso all’anticipazione di cassa è una forma d’indebitamento che, se reiterata nel tempo e protratta per gran parte dell’esercizio, così come accade da tantissimi anni nel nostro comune, oltre a produrre aggravio finanziario per l’Ente a titolo di interessi passivi, costituisce un sintomo di gravi squilibri nella gestione di competenza e configura una violazione del disposto dell'art. 119 Cost., che consente di ricorrere al debito solo per finanziarie spese di investimento.

Anche i revisori, buon da ultimi, hanno dovuto certificare questo fallimento. La difficoltà di cassa del nostro comune è da anni (almeno a partire dall’amministrazione Conte, passando per l’amministrazione Cennami e per l’amministrazione Schiappa, per approdare infine all’amministrazione Pacifico) imputabile alla sovrastima delle entrate in termini di competenza (non idonee a coprire le spese, il cui tasso di effettività è generalmente più elevato) e all’inadeguatezza del sistema di riscossione delle entrate proprie.

Tutte le azioni - solleciti et similia - poste in essere in tanti anni dagli Uffici del Comune per la riscossione dei tributi pregressi da parte dei tantissimi soggetti inadempienti, sono risultate sistematicamente inutili (o forse utili per qualche assunzione e/o prebenda).

Restiamo così fuorilegge. L’AMBC si domanda: ma c’è ancora qualcuno in questo Paese che è posto a sovraintendere al rispetto delle leggi e che ha l’obbligo di intervenire affinché  questo comune ritorni prima o poi nella regolarità amministrativa e contabile?

In Italia c’è ancora qualche “Autorità” che ha l’obbligo d’imporre in maniera perentoria la salvaguardia del bene pubblico “bilancio” e quindi le operazioni di riequilibrio (cfr. Corte Cost., sentenze n. 184/2016, n. 228/2017 e n. 247/2017)?

A chi ci dobbiamo rivolgere affinché si proceda tempestivamente a ripristinare l’equilibrio di bilancio e a dare copertura “credibile, sufficientemente sicura, non arbitraria o irrazionale” (sentenze Corte Costituzionale n. 106 del 2011, n. 68 del 2011, n. 141 e n. 100 del 2010, n. 213 del 2008, n. 384 del 1991 e n. 1 del 1966)? Si tratta di una situazione gravissima che priva, tra l’altro, quei cittadini che pagano regolarmente tasse e tributi di servizi essenziali e di politiche pubbliche degne di questo nome.

L’Ente ormai cerca solo disperatamente di trovare il modo per pagare stipendi ed indennità e per far fronte alle spese essenziali. Non hanno un euro comunale da spendere per la cultura, per l’ambiente, per il decoro urbano, per il tempo libero, per il welfare, le povertà e le marginalità, per il turismo, per le manutenzioni, per la promozione della città, per la sicurezza e così via. Siamo con le “pezze al culo”!

E questi signori, una volta al governo e un’altra all’opposizione, stanno ancora tutti lì a ballare al suono dell’orchestrina, mentre il Titanic-Comune sta per affondare.

Chi ancora (eternamente) in consiglio per sbarcare il lunario o perché è “padrone” di un partito o di una lista, chi in consiglio per interposta persona, chi solo sui social a fare il solito Napalm 51, ma tutti continuano imperterriti a tenere o a far tenere il culo su quella sedia per cercare di finire ciò che hanno cominciato, ovvero distruggere definitivamente la Città e la Comunità.

Come sempre, saranno i cittadini e, soprattutto, quelli più fragili, quelli della seconda classe, a pagare il prezzo più salato, a non poter contare neppure su una scialuppa di salvataggio e a subire i disastri di un ventennio d’incapacità politica e di sfascio amministrativo.

Proponemmo la lista MBC, aderimmo al Patto Civico, scrivemmo il programma (restato “lettera morta”) ed accettammo a maggioranza e con francescana sopportazione un candidato sindaco come Pacifico, esclusivamente per contribuire a sanare il bilancio comunale, per lavorare a superare un ventennio di disastri amministrativi e per ricostruire la Politica e la Comunità (non avevamo altro motivo per stare con Petrella, Conte o Zannini).

Ma all’indomani del voto non hanno voluto né considerarci (cacciandoci) né fare discontinuità (da 20 anni è in azione una sola, ininterrotta compagine- una volta al governo e una all’opposizione consiliare- sempre uguale, sempre la stessa), tradendo la volontà popolare  e facendo fallire il patto. Ma, purtroppo (e questo è il dramma), portando al fallimento l’intera città.

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