E’ stata presentata il 12 Giugno scorso ed ha suscitato una certa eco la guida “Il mare più bello” (edita dal Touring Club Italiano in collaborazione con BCC Credito Cooperativo,  in libreria – 19.90 Euro -256 pagine), promossa da Legambiente

 https://www.legambiente.it/il-mare-piu-bello/ e Touring Club Italiano https://www.touringclub.it/news/qual-e-il-mare-piu-bello-e-piu-pulito-ditalia, giunta alla 19ma edizione, che premia sedici comprensori con le cinque vele. Quest’anno c’è un nuovo simbolo per i 32 Comuni che hanno adottato misure per ridurre la plastica monouso, anticipando la direttiva europea che sarà in vigore nel 2021. In vetta alla classifica generale c’è il comprensorio del Cilento Antico, che raggruppa i comuni di Pollica, Castellabate, San Mauro Cilento e Montecorice, in provincia di Salerno. Leggendo la guida e, soprattutto, visitando la splendida terra del compianto Angelo Vassallo, il Sindaco Pescatore,  non si può non rimanere colpiti da ciò che hanno saputo fare e da come governano (e amano) il loro territorio. Ma cosa possono insegnarci i risultati di questa guida? Possono indicarci almeno 3 cose.

La prima è che conta sempre più il comprensorio, un territorio allargato, ovvero un sistema territoriale inteso come soggetto unico. Il turista ormai ama muoversi, dormire in un agriturismo, andare al mare in una località non lontana, visitare un museo o una mostra anche a qualche decina di chilometri e cenare in un borgo caratteristico (per esempio). Un’azione di governo integrata che metta insieme l’intera costa domiziana e che crei il rapporto tra la costa e l’entroterra rappresenta il punto di partenza per lo sviluppo sostenibile di questo territorio. Quindi, continuare a pensare ancora a politiche di sviluppo su base comunale (ammesso che ci siano …) e a promuovere singole realtà significa attardarsi in un campanilismo sterile. Significa continuare ad ospitare un turismo “mordi e fuggi”, che non fa sistema, che si ferma alla spiaggia e ad un mare più o meno balneabile.

E, a tal proposito: che fine ha fatto il Distretto Turistico-Alberghiero  del Litorale Domizio?

La seconda lezione riguarda l’ambiente e il territorio. Politiche ambientali serie ed incisive (aree protette, assenze di abusi, rispetto della natura, pulizia e decoro ecc.) pagano sempre di più e sono sempre di più quegli elementi che condizionano la scelta per la propria vacanza.

La terza è il sistema dei servizi, la gestione dei servizi sia pubblici che privati. Se funzionano i servizi pubblici, se la città, i paesi, l’intero comprensorio sono ben amministrati nei servizi essenziali ed hanno buoni servizi privati e di ospitalità riescono ad attrarre e a fare sviluppo.

Ma di tutto questo dove si può discutere e, soprattutto, dove si può progettare una nuova e diversa “stagione del turismo domiziano”?

C’era una volta il Centro Servizi Turistici che doveva- grazie a tanti soldi pubblici-essere allocato nella porzione di palazzo comprato dagli eredi Tarcagnota. Ma di quel CST, nonostante gli accorati appelli e le denunce dell’AMBC, si è persa per ora ogni traccia.

Continuiamo a non capire per quale motivo un progetto significativo sia stato abbandonato e continui a non essere illegittimamente attuato. A noi sembra un imperdonabile gravissimo errore. In questi giorni ad Assisi si svolge “Slow way festival” (https://www.assisinews.it/eventi/slow-way-festival-2019-programma/) per promuovere e valorizzare i tanti cammini già esistenti in Italia ed all’estero.

Ma anche per far emergere gli elementi costitutivi di una domanda turistica che va oltre le motivazioni di fede, intrecciando ad essa motivazioni legate alla spiritualità, all’ambiente, alla sostenibilità, alla vacanza attiva, all’arte, alle culture dei luoghi. Potrebbe essere questo, a parere dell’AMBC, un terreno-quello dei Cammini- dal quale- per esempio- partire per “collegare” la costa all’entroterra e iniziare a delineare i primi tratti di un comprensorio domiziano in grado di offrire un turismo di qualità a prezzi competitivi.

Un comprensorio ricco di natura, cultura e tradizioni (a proposito: caro don Paolo, che fine ha fatto la nostra proposta di Festa Nazionale della Cucina Povera che ti abbiamo presentato? Qualcuno ti ha stoppato?), situato a mezz’ora dalla Reggia di Caserta e dai tesori di Napoli. Ancora una volta, instancabilmente, ci appelliamo ai “comandanti di turno” affinché vengano rispettate formali decisioni esecutive pubbliche e si proceda con la realizzazione del CST. Se i due (o l’1 e mezzo) non avessero maldestramente affossato il Patto Civico all’indomani dell’apertura delle urne e l’AMBC non fosse stata cacciata, avremmo preteso l’organizzazione del CST e l’avremmo fatto funzionare. Ma forse anche per questo siamo stati cacciati.

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