L'argomento è davvero delicato e ci lusinga essere investiti di un così grande compito: cerchiamo di esserne capaci. Una comunità della nostra forania una di quelle che ha perduto la propria identità si è rivolta a noi per far sapere che la loro chiesa, l'unica della nostra forania ad

 

essere custode di una reliquia della Santa Croce, domani, la vigilia di Pasqua rimarrà chiusa e per il terzo anno consecutivo non ospiterà la celebrazione delle funzioni del triduo della Pasqua.

santa croce carinolaLa Comunità ci ha chiesto di dare  maggiore voce al loro dolore nella speranza di un ripensamento del loro parroco che, a differenza di tutti quelli che lo hanno preceduto intende rispettare alla lettera un decreto che risalirebbe addirittura agli anni 90 quando Vescovo della Diocesi di Sessa Aurunca era S.E. Mons. Raffaele Nogaro. 
Ciononostante però i parroci che da allora si sono succeduti a Carinola hanno sempre assicurato le funzioni dei giorni precedenti la Pasqua con le loro presenze o con le presenze di loro sostituti. 
Da tre anni però le cose non vanno più così ed allora è più che comprensibile che  i fedeli di S.Croce abbiano mandato una missiva al Vescovo della Diocesi di Sessa Aurunca MONS. ORAZIO FRANCESCO PIAZZA, lettera che fa un poco la storia della comunità di S.Croce che a tratti sembra quasi  autoflagellarsi, così come quando si  definisce composta di "anime ribelli"  ma  in più parti dell'appello viene fuori quello "spirto guerrier che entro le rugge" che sembra voler "alzare la testa" e guardare dritta avanti, forte di quella fede incrollabile che dà certezza dell'essere nel giusto e di conseguenza la forza di dire quanto, come e perché si sia tanto sofferto in questi trent'anni, così nacque riteniamo lo scritto, la lettera che riportiamo integralmente più avanti e così è nato l'appello odierno! Ci siamo permessi di interrompere il monologo ricordando che anche Ventaroli e San Donato si trovano in una certa situazione che non è la stessa però non essendoci alcun decreto a monte, essendo trascorsi solo tre anni e avendo l'abnegazione del parroco al limite della  "quasi ubiquità" lenito in più occasioni, almeno crediamo, il disagio! Incredibile quanto capitato alla piccola parrocchie dove pure sono sbocciate vocazioni  quando avevano il loro parroco.

Sarebbe davvero il momento di un sollievo per la Comunità di S.Croce e  invece, a quanto pare, le cose invece di migliorare, addirittura peggiorano! 
Ci sono sacerdoti in età avanzata che comunque  sono molto attivi e potrebbero dare questo sia pure temporaneo sollievo , perché non ricorrere a loro anche senza essere accompagnati ?
Per quanto professionalmente possiamo essere abituati a rappresentare le ragioni di una o più parti, le ragioni di questa comunità e soprattutto quelle di questi giorni pasquali e con le premesse ed i contenuti della missiva dell'anno scorso  e del video odierno non credo proprio che  ci sia bisogno di difensori!

Desideriamo chiudere questo nostro scritto con il pensiero alle bellissime parole di Papa Francesco alla conclusione della Via Crucis di ieri sera, sempre e comunque fuori dagli schemi.  Desidero aggiungere una considerazione: Le indicazioni liturgiche sono chiare e quindi non fa una grinza la decisione del Parroco ma la liturgia è la stessa degli anni, anzi dei decenni, precedenti, quando con il sacrificio di don Amato e degli altri parroci e nonostante il "decreto" non si è accusato il disagio.

Cerchiamo quindi di non alimentare dissapori e di non far dispiacere nessuno magari facendo ognuno la propria parte anche con qualche sacrificio in modo da unire e non dividere. Ieri intanto l'adorazione della Croce è avvenuta a S.Croce ed erano in tanti anche alla processione sempre a S.Croce e questo ne conserva l'identità. Il parroco ne siamo certi farà il resto o almeno cercherà di farlo o almeno ce lo auguriamo.

Ecco la lettera inviata l'anno scorso al Vescovo di Sessa Aurunca. 
I fedeli  di S.Croce ce l'hanno data per pubblicarla perchè sperano  ancora . . .

Eccellenza,

Vogliamo, con la presente, rappresentarLe l'angoscia e lo sconforto che, in· questo momento storico, stanno affliggendo i fedeli di una piccola, seppur "vivace" comunità della Diocesi che Lei, con tanta autorità ma con ii senna del buon padre di famiglia, sta amministrando .
Parliamo della comunità di S. Croce di Carinola, 200 anime ed un piccolo borgo, che nel tempo hanno dimostrato di avere una propria anima, ancorché "ribelle", ma mossa da un forte orgoglio ed una fervente fede che da sempre l'ha contraddistinta.

E' evidente che ben altri sono i problemi che Sua Eccellenza si trova ad affrontare nel Corso del suo mandato, ma è altrettanto vero che, come Lei ci insegna ed ha più volte focalizzato  in varie  occasioni, e  compito  di un buon  Pastore  avere  cura di tutto ii Suo
gregge.
E noi, considerandoci (magari con un po' di presunzione) parte attiva e fervente di quel gregge, riteniamo doveroso sottoporLe tale problematica, confidando in un Suo autorevole
intervento.  Prima,  però, è opportuno  e doveroso  fare  una premessa•,  al fine di   meglio
illustrare e delineare il caso.
La Chiesetta di S. Croce, ove è custodita una Reliquia-della SS. Croce (crediamo sia l'unica di tutta la Diocesi) sulla quale nostro Signore Gesù Cristo fu crocifisso, sarge
al centro  del Paese,  un paese  che si estende  per  circa  un chilometro  e che, di fatto,  e
separato da Carinola da un incrocio .

Alla morte di don Tommasino, ultimo parroco "titolare" della parrocchia  di S. Croce, l'allora
vescovo, Sua Eccellenza Mons. Nogaro, coadiuvato dall'allora Vicario Don Amato Brodella (parroco di Carinola), penso di accorpare le due comunità  dando vita alla parrocchia di S.Bernardo,  S.  Martino,  S.  Croce.  Al  riguardo  e opportune  evidenziare  che  di questo
decreto la comunità di S. Croce non fu mai messa al corrente, nonostante i vari organismi attivi e presenti in ambito parrocchiale (Consiglio Pastorale, ecc.): fu solo in occasione di un matrimonio di due abitanti di S. Croce che emerse quanta era stato deliberate.
Come si suol dire, acqua passata non macina più grano ma, sebbene siano passati quasi trent'anni, c'è ancora tanta indignazione , anche perché è in quel periodo che, durante un incontro fissato con Sua Eccellenza Nogaro, furono assunti toni sicuramente un po' aspri, ma sempre  nel pieno e  consapevole  rispetto dell'Autorità  ecclesiale i toni che, in ultimo, generarono nella Curia vescovile le voci di  una  comunità  santacrocese  quanto  meno ribelle ed irrispettosa  di tale Autorità: ma questa e un'altra storia.
Nonostante, l'esistenza del famoso decreto, fu lo stesso don Amato  Brodella  a rendersi conto  della  non fattibilità  dell'accorpamento , dovuto  in particolare, alla distanza  fra le due Chiese ed alla notevole differenza tra le due "anime", tant'e che fece sempre in modo da non togliere alcuna funzione religiosa alla Parrocchia di S. Croce, affidando i riti sacri alla disponibilità  di questo o quel parroco  (quando Lui non era in disponibile).
Al riguardo, giova giusto evidenziare che, all'interno della Comunità  di S. Croce, operano: Una corale diretta da una docente  del Conservatorio  di Potenza  e che più volte si è fatta apprezzare  anche oltre ii contesto diocesano ;
Una  associazione  dell'Addolorata che opera sin dagli inizi del 1900;
Un numero nutrito di catechiste (attualmente 4) che, puntualmente si occupa della catechesi dei bambini  di S. Croce, S. Donato e Carinola.
Ed i santacrocesi, di contra, consapevoli del fatto di essere in minoranza (ma solo numerica), hanno sempre accondisceso, nel tempo, alle esigenze dei vari parroci che si sono alternati nella parrocchia di Carinola, non opponendosi alla necessità di avere funzioni in orari non proprio ortodossi , ovvero vedere amministrate determinate funzioni anche da diaconi.
Con l'arrivo di un secondo parroco, don Giovanni Calenzo , a dar man forte al povero don Amato, afflitto da problemi di salute di varia natura, tutti i  problemi  sembravano  essere risolti: avere di nuovo un parroco "titolare", ancorché  la parrocchia  fosse  stata  accorpata, era quanto di meglio si potesse sperare per S. Croce. Purtroppo, però, come  noto anche nelle mura della Diocesi, don Giovanni non godeva di buona fama e, in effetti, qualche problemino  nel tempo lo creò, imbarcandosi  in questa  o quella avventura ed indebitando a piu riprese la Parrocchia di S. Croce. Ciò nonostante, però, la Comunità di S. Croce, forte dell'orgoglio  di  cui  si  faceva  cenno  in  precedenza,  si  è sempre  sobbarcata,  a  suon  di collette, tutti i debiti contratti dal parroco, senza mai chiedere nulla e senza che la Diocesi fosse messa  al corrente  della situazione  (almeno  in maniera ufficiale).
Alcuni esempi:
Campane elettriche; Statue;Bollette elettriche stratosferiche; Suppellettili ed arredi sacri di vario genere.
E si arriva all'era Don Michelangelo: anche Lui destinato a coadiuvare  un  don  Amato sempre piu stanco e malato, anche Lui consapevole delle due anime della parrocchia di S. Bernardo, S. Martino, S. Croce e, pertanto, sempre ben  disposto  ad  accudire  ii  suo "gregge", anche a costo di notevoli  sacrifici e  stress.

Si arriva, in ultimo, a don Enrico  Passaro  che, sebbene  consapevole  dell'esistenza delle due  Comunità   e  di  un  passato   cosi  ricco  di  eventi,  e assolutamente   determinate ad applicare il "famoso" decreto che, di fatto, penalizza la Comunità di S. Croce in quanta meno numerosa.
E dire che, anche in questo caso, la Comunità di S. Croce e stata disposta a sottostare all'ennesimo  cambio degli orari, funzioni "ridotte", ecc., sempre in virtù di quello spirito che sinora  ha tenuto  in vita la Chiesa di S.  Croce, le sue tradizioni la sua  storia:  ma a nulla è valso tutto ciò.
Ci si trova a dover affrontare ii periodo pasquale senza ii rito della "Lavanda dei piedi", senza una funzione della Veglia Pasquale, nonostante che, anche in questo case, la Comunità non si sia opposta ad avere un'unica Funzione nel giorno della Pasqua, alle ore 10.00. Sembra quasi un paradosso: nei giorni della Passione, Morte e Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, l'unica Chiesa della Diocesi che custodisce le reliquie della Croce rimane CHIUSA.
A questo punto, consapevoli di averLe rubato già troppo del Suo prezioso tempo ed essendo ben consci della crisi di vocazioni che sta affliggendo da anni la Santa Chiesa Cattolica, non Le si chiede di affidare alla Comunità di S. Croce  un  nuovo  ed  unico parroco.
La richiesta è quella di avere un annullamento di quel decreto che, di fatto, ha reso la comunità di S. Croce una comunità di serie B, completamente dipendente (di fatto) dalle volontà e decisioni imposte dall'amministrare la piu numerosa comunità di Carinola , facendo si che la stessa Comunità santacrocese si faccia carico di provvedere, solo ed esclusivamente in occasione delle ricorrenze e festività più sentite ed "importanti" (Natale, Pasqua, Santo Patrono, ecc.) ad individuare questo o quel parroco disposto ad amministrare i vari riti cristiani.
Animati da una fervente fede e fiduciosi nell'accoglimento della presente proposta, nel ringraziarla   per  l'attenzione   pasta  e  sempre  ben  lieti  ad  avere  un  incontro  con Sua Eccellenza   per  prospettare   ciò  che,  magari,  un  semplice   scritto   non  e in  grade  di rappresentare ,

Prego Vostra  Eccellenza  di voler accogliere  le espressioni  della nostra filiale devozione.


La Comunità di S. Croce

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