Domani sera, venerdì 7 Aprile, alle 18.30 nella chiesa di S.Croce di Carinola sarà ancora don Enrico PASSARO a celebrare la SS.Messa in suffragio di Antonietta Iannettone,l'avvocato consigliere dell'Ordine Forense Sammaritano prematuramente

convplat(nella foto la platea di uno dei convegni organizzati dall'Associazione Avvocati Tribunale di Carinola) scomparsa trenta giorni orsono.

Quando, giorni orsono, ho incontrato Rosa ed Antonella, due colleghe grandi amiche di Antonietta, e  chiedevo loro se volessero fare il nome, così come fecero insieme ad altre colleghe, oltre dieci anni fa, del nome della segretaria dell'Associazione Avvocati, mi hanno risposto:"Quella è una carica che non la può ricoprire proprio nessun altra!" Avete ragione!Ho risposto.

Nessun altro può prendere il posto della collega che si è spesa tanto ma veramente tanto per i colleghi!

Del resto quando venne eletta nel consiglio dell'Ordine Sammaritano provvide immediatamente a dimettersi dalla carica, la sua correttezza è stata sempre esemplare, ma chi ha mai pensato di poterla sostituire!

La sua carica in Consiglio e la sua correttezza nel seguire sempre e solo le regole !

Chi aveva bisogno d'aiuto nella professione, e qualcuno probabilmente anche nella vita, se l'è trovata sempre e comunque al suo fianco e credo, anche se sono trascorsi solo trenta giorni da quando "quella stella l'ha rapita", come leggerete nella poesia in fondo, che  Antonietta manca tanto, anzi tantissimo,e a tanti di noi.
Eravamo tutti affascinati da questa sua enorme disponibilità!Tutti sapevamo che Lei comunque c'era, lei c'è sempre stata  ma ci sono già e ce ne saranno, ne sono certo, momenti in cui ci sembrerà che Antonietta c'è ancora, che non se n'è andata e sembrerà quasi vero! Purtroppo però non lo è!
Mi è giunta qualche ora fa qui, a carinola.net, una poesia in dialetto napoletano scritta da una persona amica che preferisce mantenere l'anonimato ed io manterrò la promessa, eccola:
In memoria di un’amica.

Te ne si ijut na' matina e' marzo,
Quando  o' sol stava ancora  accucculiàto.
‘N cielo,  na' stella era rimast a t’ aspettà
Mentre tu, timidamente c’  lassavi.

Te ne si ijut zitta zitta,
comm sempe aie fatto.
Na' vita sana  dedicàt a guardà  aret e' parolè e
a verè rinto ‘o scuro  ‘e l’ uocchj e chi te chiedèv aiuto,
a sullevare da ‘n terra che era caduto.
Senza parlà, senza sfarzi, senza clamore.

Quanta collera te seie pigliata
per chi nun si ammeritava  ‘u chiantu toi.
Ma gli uocchj tuoi sapevano verè
‘u  bbuono pure rinto a na tempesta.
Nun se può raccuntà tutto chello che dicevi
senza ricer ‘na parola.

Comme  è curiosa ‘a vita cierte vote,
 mentre t’apprumette ‘o sole, poi s’oscura;
e comm a’ n’uragano t’accartoccia apprima
e po’ strascina  appriesso tutte ‘e ccose.
Ma mànco ‘a morte ha tenuto ‘u curaggio e te levà
quell’ultimo sorriso, quell’ultima carità.

Te ne si ijut na' matina e' marzo,
mentre na mimosa, zitta zitta, spumpuliava i primi sciuri.
Ma io ancora sento  l’addore da vita che aie lassat
e che dinto all’aria se spanne,  addeventanno eterno.

Corale Parrocchiale S.Croce from Ceraldi on Vimeo.

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