grandin funeralSe lo sono riportato a casa, ieri, dalle nove del mattino, il compagno di una vita, il papà, il nonno, Grandini che, come ha detto don Nando nella omelia: ha amato tanto la famiglia, lavorando e lavorando, fino al sacrificio della vita! Nella famiglia c'è il fratello,

Giuseppe, più grande di lui di sei anni, da sempre vive lì, nello stesso cortile, e  ha dovuto dare l'addio al fratello più giovane e c'è la giovane vedova di Massimo, Maria Teresa, e le sue giovanissime figlie!  Lo hanno voluto tenere là con loro fino all'ultimo istante. Erano tantissimi ieri al funerale ,erano giunti da ogni dove, amici suoi e dei suoi figli, parenti, in poche parole, tutti quelli che lo hanno voluto salutare per l'ultima volta. I Vigili Urbani sono accorsi per ovviare alle scontate difficoltà di un paesino che improvvisamente si è trovato a dover fronteggiare il traffico di una grande città, un via vai di di vetture mai visto prima.  La provinciale 44, che divide in due Ventaroli, è divenuta per alcune ore un pisciariello1pisciariello2pisciariello3grandin funerallungo ed interminabile luogo di parcheggio per le autovetture dei tanti che sono arrivati qui per partecipare al rito funebre. Anche nella chiesa non c'era, e non ci poteva essere, lo spazio per tutti e la maggior parte ha dovuto ascoltare in religioso silenzio la messa, stando in piedi, nella piazzetta intitolata a don Nunzio Di Toro. La piazzetta è proprio  davanti al tempio dedicato ai Santi Filippo e Giacomo che con la Madonna della Libera; si tratta di statue lignee che chissà quante volte ho visto portati a spalla, durante la processione, dallo stesso Grandino, sempre e comunque tra i primi, quando si trattava di lavorare e lavorare sodo. Il lavoro, la famiglia, la parola, l'onore questi sono stati infatti  il leit motiv di quelle che potremmo definire le tre Omelie della messa di ieri a Ventaroli celebrata da don Nando, don Paolo e don Luciano. L'Omelia vera e propria, quella ufficiale, prima dell'offertorio, detta però  tutta col cuore e con unaa sofferenza senza eguali da un don Nando Iannotta distrutto dal dolore, quella di don Paolo Marotta  schietta, dura che veniva da dentro, a tratti quasi una confessione, "apertis verbis" ma con pause e silenzi che dicevano ancor più delle parole ed infine quella non meno struggente della nipotina Giuliana che ha saputo toccare le note dell'anima come solo i giovani sanno fare. Le parole dell'addio ad un uomo che difficilmente sarà dimenticato da tutti quelli che l'hanno conosciuto. Prima quelle di don Nando che a stento tratteneva lacrime e commozione  :  . . .qui siamo un pò tutti quanti cugini . . .gente nobile dal cuore candido . .. il suo cuore è stato così  grande da amare la famiglia a tal punto da dare tutto ad essa. . . un uomo che instacabilmente,in tutti gli attimi della sua vita, non ha fatto che lavorare, lavorare, lavorare. Sì a volte si arrabbiava,  a volte, ma  quando completava il discorso con l'ultimo accento sul nome , vuol dire che bisognava finirla, che bisognava dire un'ultima parola e l'ultima parola è sempre stata  da lui capo della famiglia. Ma quello che ha insegnato a tutti quanti è il suo onore. Un onore che non aveva una seconda parola, una e basta. . . .Non posso dimenticare la sua ospitalità, un uomo che ha ospitato tutti, un uomo che ha dato a tutti qualcosa di suo,non ha mai guardato a quello che ci rimetteva ma ha guardato sempre al suo bene ed al suo onore.. .ci siamo visti domenica e lunedì, abbiamo ricordato tante cose belle vissute insieme. . .sì adesso siete arrabbiati con Dio perché in sei mesi una famiglia  non può subire tutto questo ma da uomo di fede vi devo dire le parole di  Giobbe :io so che Dio Redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere. Anche Giobbe, un uomo a cui era stato tolto tutto, la famiglia, la moglie, i figli e quando tanti lo prendevano in giro  e gli dicevano:ma il signore tuo che signore è?. .lui rispondeva: Sì lo so tu hai ragione ma io so che il mio redentore è vivo . Io pure sono sicuro che lui ora è vivo, sì è stata una morte tragica, una morte tragica ma  una morte d'onore. . .adesso(rivolto verso i familiari ndr) non avete più nessuno da riprendere, adesso dovete mettere in campo quello che lui  ha insegnato: l' onore e la fedeltà alla parola data. Certamente oguno di voi ha il suo carattere, certamente ognuno di noi ha le sue difficoltà ma come diremo alla fine  nella preghiera con la quale saluteremo e diremo: Signore, noi siamo peccatori ma il nostro cuore . . .io spero che la devozione che lui ha sempre avuto per la Madonna che, per tanti anni, ha portato sulle spall,e possa lei, che, così come la vedete con le braccia aperte, accoglierlo nel regno del suo figlio Gesù . . .certamente la prova di Massimo per lui non è stata facile. .ma ora vive un'altra vita, quella vita che non ha più morte, non ha sofferenza ma soltanto gioia  e come Giobbe ci dice nella bibbia e come Gesù ci dice nel Vangelo . . .l'ultimo giorno saremo tutti insieme, non un addio ma un arrivederci, un arrivederci con le persone a cui vogliamo bene. . .Voglio dire una cosa a ( e qui un sospiro , un singhiozzo e una lacrima ndr) zia Giulia. Ha detto che non ce la fa. Invece Voi siete stata buona compagna. . .tutta la vita..l'avete seguito passo dopo passo. .ma a volte sì, era, era, era difficile perchè non aveva la forza . . .adesso sono passate le cose brutte e sono sicuro che lui poi dal cielo vi accompagna. Avete ancora da portare avanti la vostra famiglia. I vostri figli vi ascolteranno. . .la cosa più importante che dovevo dirvi  è questa. . mantenetevi uniti! Dovete mantenere  la famiglia unita. . ." 

Don Paolo Marotta che è stato qui parroco per quasi tre lustri e conosce tutti più di ogni altro alla fine della messa ha preso la parola: "  Grandini per me sei stato un maestro di vita. Hai saputo tenere unita la famiglia ed unito questo paese. Hai amato Ventaroli. Purtroppo tanti e per diversi motivi lo hanno lasciato. Tu hai fatto sacrifici per cercare di tenere qui i tuoi figli anche pervedere vivo questo paese.Amavi vedere la famiglia unita e sei un esempio per tutti papà qui riuniti perchè devono tenere unite le famiglie. Ancora ho apprezzato in te la tua onestà perchè tu sei stato un uomo onesto. . .onesto in tutto. Con te non si poteva sbagliare soprattutto quando la roba era degli altri! Ancora caro Grandini mi hai insegnato la franchezza dei rapporti, dire sempre le cose in faccia. . .quante volte ci siamo scontrati. . .quando mi dovevi mandare a quel paese mi ci hai mandato ed io ho apprezzato. Infine mi ha molto colpto la tua devozione alla Madonna. Sapessi quante persone dicevano: eh ma quello la bestemmia. . .però io sapevo del tuo attaccamento forte alla Madonna ed il tuo attaccamento lo hai dimostrato quando insieme con me hai sposato la causa dell'Episcopio. Quante parlate ci siamo fatte davati a quel tempio. . .quanti sacrifici per vedere la Basilica sistemata. Tutto questo grazie all'amore che tu avevi per la Madonna. " Poi diretto alla moglie ed ai figli li ha chiamati per nome:"Giulia, Assunta, Peppino, Roberto, Maria voi già sapete come andare avanti perché avete l'esempio e la forza che vi ha dato Grandini. Caro Grandini arrivederci. . .noi tutti siamo in cammino verso quella parte. . .un giorno crediamo che ci aiuterai e ci porterai insieme dal Signore e da quella nostra Mamma Maria." Poi un lungo e clamoroso applauso.

Don Luciano infine ha letto le ultime parole che Giuliana, la nipotina di Grandini  quasi che avesse come un soffio voluto sussurrare all'orecchio del nonno amato:"Mi siedo alla scrivania, poi, mi affaccio al balcone della mia camera e quello che sento è solo il silenzio! Vorrei svegliarmi in una qualunque mattina e rivedere la mia famiglia. . .tutta unita.Tu, nonno, eri quello che si sedeva al tavolo e riuscivi ad averci tutti, al completo! Ora, ci tocca inventare quel tempo.. .Quando tra fatica e qualche sofferenza davi forza e amore.Ti ho visto steso e senza respiro eppure ti sentivo vivo più di prima! Ho immaginato la scena, quella che tu desideravi. . .riabbracciare tuo figlio. . .zio che ti aspetta sorridente e tu, con iltuo ginocchio zoppicante, che lo raggiungi. Nel cuore avrò sempre i tuoi occhi che si emozionavano quando avevi la famiglia al tuo fianco e le tue mani che odoravano del troppo lavoro! Salutami zio, dagli il mio abbraccio e festeggiate. . .festeggiate per noi con il vostro buon vino! Ho parole che custodisco nella gola: sono orgogliosa di te , di zio ! Buon riposo nonno. . .ti voglio bene, vi voglio bene! Giuliana." Parole limpide come le sorgenti di una volta che alimentavano quel ruscello la strada per raggiungere il quale si è voluta macchiare del sangue di un giusto. Bellissima e toccante la scena del nonno a tavola dove la famiglia era tutta unita e "ora , ci tocca inventare. . ." Credo che nelle parole scritte da questa giovanissima c'è già il segno tangibile che l'albero piantato da Grandini ha dato i suoi frutti e sono frutti che hanno la forza e l'esempio del nonno!

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