“Su la Repubblica, www.repubblica.it, è possibile in questi giorni conoscere quanto si gioca nei comuni italiani, comparare i comuni tra di loro e verificare il grado di virtuosità, ovvero dove si gioca di meno. Nel comune di Mondragone nel 2016 le

pagliaro giovanni2giocate complessive hanno raggiunto la cifra di 18,65 milioni di euro (15,3 milioni di euro giocati in News Slot- AWP e 3,4 milioni di euro in Videolettery- VLT).

L’anno scorso in media sono andati via per il gioco 653,3 euro pro-capite.

Gli apparecchi presenti nella nostra città sono 302 (285 AWP e 17 VLT), 10,6 apparecchi ogni 1000 abitanti.

Tra il 2015 e il 2016 vi è stato a Mondragone un aumento del 10,9% delle giocate complessive e un aumento degli apparecchi AWP del 23,9%. Anche questi dati confermano l’<emergenza ludopatia> che da tempo l’AMBC cerca di portare all’attenzione dell’Amministrazione comunale, sia per far rispettare il regolamento sulle sale da gioco che c’è, sia per spingere il Consiglio comunale ad adottare quanto prima un nuovo regolamento sulla base della proposta che l’AMBC ha presentato. I dati messi a disposizione dal sito de la Repubblica ci offrono anche la possibilità di conoscere come stanno messi i comuni limitrofi.

Sessa Aurunca è sensibilmente più virtuosa, con 626,4 euro pro-capite buttati nel gioco, 13,50 milioni di euro di giocate complessive e 170 apparecchi esistenti.

Falciano del Massico si ferma a 638,7 euro pro-capite spesi nel 2016 per il gioco. Peggio di Mondragone fanno la cittadina di Carinola, con 697,2 euro pro-capite e Cellole, ove sono stati spesi l’anno scorso ben 813,7 euro pro-capite per le slot. Ma è Castel Volturno a battere ogni record tra i comuni della riviera domiziana, facendo registrare giocate complessive per ben 27,85 milioni di euro, anche se la presenza degli apparecchi è minore di quella di Mondragone (297). Si tratta, come è agevole considerare, di un problema che investe tutto il nostro comprensorio, che affligge complessivamente tutti i comuni. L’AMBC si augura che il tema possa essere affrontato anche in sede di distretto socio-sanitario (C10), soprattutto sul fronte della prevenzione e del contrasto, e possa diventare cruciale nell’ambito delle politiche di welfare.”

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