Dopo il buio dell'ultima guerra mondiale che aveva squarciato e piegato l'Europa e non solo l'Europa, i primi passi di una pace ritrovata e malamente imposta si mossero appena. Già si erano levate le voci di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi e con loro si

affacciò il sogno di una unione europea. I primi tasselli di questo immaginifico mosaico rossicominciarono già negli anni Cinquanta; si conferì infatti a una Commissione composta da  nove membri in cui erano rappresentati sia i paesi principali sia i paesi più piccoli, l'attuazione del Trattato costitutivo dell'Europa. Il potere deliberativo restava al Consiglio dei Ministri di tali paesi. Un'assemblea di 142 membri, avente solo una funzione consultiva, nominati dai parlamenti dei paesi che avevano messo in piedi la Comunità e una Corte di Giustizia rappresentavano il primo e fondativo passo verso l'Unione europea.

Comunque l'istituzione della CECA "Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio", fu il primo mattone di un edificio che si era immaginato, sognato e pensato negli anni più duri del '900. Così si affacciò e si concretizzò l'idea degli Stati Uniti d'Europa. Poi fu la volta di una Comunità Militare, la CED (Comunità Europea della Difesa). Si trattava di una Istituzione creata sulla falsariga della CECA ma che non andò avanti. Sempre negli anni Cinquanta fu la volta della CEEA o REURATOM, per l'uso pacifico, ovviamente, dell'energia nucleare (uso pacifico che mai potrà esservi e che non ha alcun senso: ndr). Poi la CEE (Comunità Economica Europea) negli anni Novanta, a seguito del Trattato di Maastricht, perse il suffisso "economica" e divenne CE (Comunità Europea).

Intanto, anno dopo anno, altri stati si unirono ai primi sei e non trascorreva anno che altri Stati richiedevano e entravano a far parte dell'Europa Unita, fino ad arrivare, con l'inclusione degli stati dell'est, a 28 nazioni.

Vi è stata una intesa pressoché totale e molto funzionale includendo, via via, sempre più stati fino all'arrivo dell'euro e oltre. Così siamo venuti a sapere che a dividere l'Europa dagli stati al di là della Manica non sono solo il Canale della Manica appunto e la Storia, ma anche l'Euro ha svolto la sua parte.

La Gran Bretagna, già fuori dall'euro, mai accettato, ha ben deciso di lasciare anche l'Unione Europea.

Così, il referendum del 2016, che ha determinato la Brexit ha aperto un varco sui dubbi, ragioni, conseguenze di questo voto. La risicata maggioranza che ha consentito ai "Leave", gli antieuropei, di vincere è stato il risultato non prevedibile della votazione e il referendum è stato respinto con buona pace di Scozia e Irlanda del Nord, ma anche della città di Londra che hanno votato in maggioranza per restare in Europa. Dopo le dimissioni di Cameron diventa Primo Ministro della Gran Bretagna Theresa May.

Visto che ai tempi del referendum aveva simpatie "remandiste", mi sono sempre chiesto cosa ci facesse lì. Eppure come se tutto fosse normale, con la più ampia naturalezza, si è assisa felice al suo posto di Primo Ministro con tutte le gatte da pelare che si ritrova.

Non le restava che attivare l'articolo 50 del  Trattato di Lisbona, cosa fatta, e il gioco è compiuto, finalmente sarà Brexit. Così la Gran Bretagna lascia la Comunità Europea dopo aver rinunciato all'euro e l'Europa si ritrova senza una delle nazioni più importanti e dovrà acconciarsi a proseguire nel sogno unitario senza di lei. 

Scossoni al proprio interno hanno travolto diversi paesi della Comunità e posizioni contrarie alla U.E. hanno confermato la loro avversione all'Europa unita affidando ogni risposta alle prossime elezioni nazionali.

Per adesso l'Olanda è stata la prima a deludere gli "antieuropeisti" respingendo le sirene dell'uscita e restandosene a suo posto.

Certo, la Gran Bretagna ha alimentato, con la "Brexit", tutte quelle parti che all'interno dei paesi europei hanno iniziato a balbettare, prima, e poi a urlare l'uscita dall'U.E.. Al di là dei contrari all'Unione Europea, vedi la Marine Le Pen e pochi altri che in questo hanno trovato la loro ragione d'esistere. Così, Francia, Austria, Spagna, la stessa Germania e altri sono i paesi in cui sembra essersi radicalizzato uno spirito antieuropeo pronto a articolarsi in molti altri soggetti che hanno bisogno di trovare una loro identità.

Anche noi abbiamo i nostri antieuropei; sono i razzistelli pronti a celare dietro frasucole idiote il loro nulla e la loro miseria: si va da un leader politico, sembra comico definirlo così, con tutta la sua formazione a tutti coloro che balbettano le sue parole e a quelli che riversano su ciò che non  conoscono, la difficile condizione degli extracomunitari, le loro non poche difficoltà esistenziali e la loro rabbia.

Si sono da poco ricordati, a Roma, i sessanta anni da quando proprio a Roma negli anni cinquanta furono gettate le fondamenta del Mercato Unico, l'Assemblea parlamentare europea, e non c'era ancora la Gran Bretagna e a ricordare quel momento storico, come allora, mancavano proprio i bretoni che avevano deciso di lasciare il campo, l'Unione, il progetto europeo insomma.

Così l'Europa si è ridotta di uno stato e ne comprende, per ora, 27. Comunque dopo l'entrata in vigore, nel 2009, del trattato di Lisbona, il trattato di Roma del 1957 nominalmente e non solo è stato sostituito con il "trattato sul funzionamento dell'Unione europea".

Europa, Europa, un sogno, un progetto, una realtà economico/finanziaria che rischia di inciampare e crollare sotto i magli del "bieco" nazionalismo e se quello italiano è sostenuto da politici alquanto ridicoli, quello incastonato in altre realtà nazionaliste può mettere financo una certa paura. Per adesso l'hanno avuta vinta i britannici.

Intendiamoci: l'Europa unita da tempo si è arrestata ben al di qua dei confini storici fissati, come già detto, da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi e non solo. Quel sogno si è scolorito via, via, piano, piano. Così l'Europa, da geniale intuizione e accorta lettura della storia, si è trasformata in un "mega" ente ricco e grondante di burocrazia e ciclopica banca.

Ma nonostante questo è bene che l'Europa, anche se ridotta a mal partito, resti e cerchi di continuare, provando a fronteggiare anche i paesi dell'est che sull'immigrazione, quasi non ne sapessero nulla, fanno un fronte compatto continuando a incassare quanto la Comunità gli elargisce.

Questo "monstrum" che dopo il sogno di Ventotene è diventata oggi la Comunità europea, nonostante la sua devastante e sovrabbondante pinguedine, è importante che resti.

Per quanto possibile, sarà positivo fermare e salvare il traballante edificio dell'Unione europea sperando in tempi migliori e riporre mano alla cosa. Molto vi sarà da fare ma per adesso occorre salvare l'Europa, intesa come comunità, andando oltre la "Brexit"; forse sarebbe bene che alcuni Paesi, a tutto interessati tranne che all'Unione, dove se ne stanno comodamente alzando la voce a turno o tutti insieme, lasciassero anch'essi la compagnia: poi sarà importante ritornare al sogno degli anni Quaranta del 900 e, senza illuderci troppo, riprendere a ricostruire il nostro continente e non fare svanire quanto si è riusciti a creare,  ma lavorare per  rafforzarlo e completarlo.

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