dimitripierriUn emerito imbecille ha scritto sul suo giornale "BASTARDI MUSULMANI";  il signore in questione, i cui articoli danno in genere il sorriso e mettono di buon umore, ignora, certo non ci arriva, che i bastardi cui si riferisce e la loro indubbia e criminale bestialità  nulla, proprio nulla, hanno a che vedere con l'Islam e i suoi fedeli. Ma a che

serve farglielo capire? Sarebbe sicuramente chiedere troppo. Piuttosto il problema è un altro e ben più grave. L'Occidente sta a guardare con gli occhi al cielo, e, mentre si indigna a ragione dell’efferatezza degli altrui crimini,  finge di non vedere, e cerca di non far sapere in giro che è proprio il cosiddetto mondo civile e democratico a rappresentare una delle principali fonti di finanziamento dell’ISIS, insieme alla vendita del petrolio "rubato" dai territori indebitamente occupati. Così, mentre l'Arabia Saudita, nostro fidatissimo alleato, gli Emirati Arabi e altri stimatissimi paesi,continuano a rifornire l'ISIS (mi riesce davvero difficile indicare con una sigla o financo  riferirmi ad essi chiamandoli "terroristi”), di pregiate armi ed esplosivi, anche e soprattutto nostri, noi parliamo molto, guardiamo altrove e mandiamo aerei e droni a bombardare, accumulando vittime civili che hanno la sola colpa di vivere in quei luoghi e di professare la loro religione. In seguito ai tragici fatti che hanno devastato Parigi facendo molte vittime, l'aviazione francese ha pesantemente bombardato, e continua a farlo, la città di Daqqa, presunta capitale del fantomatico Stato degli assassini dell'ISIS. Purtroppo, e questo è il punto; probabilmente oltre a svelenire un poco di rabbia e placare la frustrante
impotenza, questo non serve alla causa; ma è sicuramente più semplice sganciare bombe che provare a  compattare, come sarebbe necessario, il variegato mondo che si oppone al crimine ed alla violenza gratuita o anche cercare di richiamare all'ordine, si fa per dire, gli stati arabi, presunti amici dell’occidente a parole, principali finanziatori dell’ISIS nei fatti;  ma lo stesso occidente, d’altra parte, non è completamente escluso da responsabilità dirette; pensiamo al nostro alleato turco, che lascia sfilare liberamente sul suo territorio carovane  di autobotti, piene del loro prezioso carico di petrolio che, sottratto e messo in vendita fornisce un’altra consistente fonte di finanziamento per i signori del terrore; non solo, ma lascia anche che ad Ankara, prima di una partita di calcio, il minuto di silenzio divenga non più omaggio alle vittime ma omaggio ai carnefici. Erdogan non ne sa niente? A chi va quel petrolio? Dietro quale compenso? Ci tocca invece ascoltare qualche altro nostro campione di razzismo, blaterare e sbavare di emigranti o comunque di gente in fuga da guerre a cui non bisogna concedere asilo, protezione e tutela.  Eppure in quell'area geopolitica occupata da stati che avevano a capo dei dittatori più o meno sanguinari,
la democraticissima Europa occidentale e gli ancora più democratici Stati Uniti, decisero, un bel giorno, in una esplosione di altruismo politico misto a desiderio di sempiterna giustizia (che solo qualche malpensante potrebbe scambiare per cupidigia di petrolio altrui o per affermazioni dei propri interessi economici e militari), ora di invadere, come in Iraq, ora di suscitare e incoraggiare guerre interne,  come in Libia; e così’ facendo lasciarono a quella povera gente il prezioso dono dell'ingovernabilità e della devastazione territoriale. In questo modo si è generato l'humus ideale perché potessero attecchire ed organizzarsi gruppi tristemente noti alle cronache del terrore; Al Qaeda prima, i bestemmiatori dell’ISIS adesso. Da questo stato di cose è adesso molto complicato uscire, a meno che non si trovi il coraggio di tornare sui propri passi, di riconoscere gli errori, di ammettere di avere fatto valere interessi particolari quasi mai limpidi (al contrario decisamente sporchi) e di adoperarsi per trovare una soluzione comune, anche militare, al problema.  Certamente i francesi da soli non potranno fare nulla o molto poco. Occorre isolare e battere l'ISIS, ma per fare in modo che questo sia possibile occorre unire tutti intorno all'unico obiettivo, compresi gli stati arabi che da una parte dichiarano di volerlo fare seguendo le azioni degli alleati occidentali e dall'altra parte vogliono continuare i loro remuneratissimi e inconfessabili  rapporti con loro. Ma bisogna sempre tener presente che è necessario essere tutti, e dico tutti, uniti. Voglio dire che la risposta deve essere comune e globale; d’altra parte, oltre alla tragedia parigina, vi è stato l'abbattimento, dell'aereo russo sui cieli del Sinai ed altri attentati vi sono stati in Libano; ma quando i morti, pur numerosi, non sono simili a noi per cultura, razza o religione, meritano, in genere, solo una mezz'ora di telegiornale.  Sarà difficile, altrimenti, compattare un mondo in genere strafottente, falsamente partecipe alle tragedie
altrui e impegnato a coltivare interessi economici tanto più squallidi, in quanto favoriscono quelle tragedie che oggi tutti piangiamo.


Percorso

Abbiamo 362 visitatori e nessun utente online

 

GDPR e EU e-Privacy