Alfredo IannottaIl 23 settembre prossimo, alle 9,00 a Palazzo Novelli, ci sarà, finalmente,  la presentazione del libro "La Guerra e il bambino" da Napoli a Carinola di Guido Marrese Coordina il giornalista e scrittore Ermanno Corsi. Ospiti d'onore: Alfredo Iannotta di

Ventaroli, Dante Luberto di Casale di Carinola, Andrea Maccarone di Roccamonfina, Francesco Zampi di S.Croce e Alfredo IannottaAntonio Zannini di S.Donato tutti deportati a Dachau il 23.09.1943.Quando, qualche giorno fa, sono andato a trovare Alfredo Iannotta nella sua dimora ventarolese, posta sulla destra della strettoia, punto d'inizio della strada che porta a S.Maria in Foro Claudio, l'Episcopio, le cui chiavi ha custodito per anni, l'ho trovato in compagnia di un simpatico ed atletico giovane, il nipote Alessio. "Zi Alfredo" lo chiamano tutti, rispettandolo come un papà di altri tempi! E' stato felice quando gli ho detto dell'iniziativa   della pubblicazione del libro, iniziativa presa dagli Amici della Biblioteca di Carinola e ancora  più felice della cerimonia di  presentazione fissata per quella data, per lui e per tanti altri, indimenticabile. "Solo a Ventaroli venimmo prelevati in diciotto!" Mi riesce incredibile considerato il numero attuale degli abitanti di questa frazione ma, purtroppo, è la sacrosanta verità di quel maledetto giorno! "Venimmo portati alla stazione ferroviaria di Sparanise e trasportati in Germania, chiusi in un vagone  ermeticamente, forse  un vagone frigorifero! Pensavamo di soffocare fino a quando dopo alcune ore i tedeschi aprirono una piccola fessura per far entrare un poco d'aria!" "Ma a un certo punto non fecero una sosta per le vostre necessità?"gli ho chiesto, e lui "Macché! Dal treno  ci fecero scendere, per pochi minuti e per far fronte alle nostre necessità corporali,  solo alla stazione del Brennero, dove fummo costretti a semidenudarci tutti insieme! Finimmo poi quasi tutti a Dachau ( e qui comincia l'elenco dei nomi dei compagni di sventura pronunciati con calma e rispetto come fossero grani di un rosario). Fui spedito a lavorare poi in una fabbrica di Monaco di Baviera la "Sieber" (se ho ben capito) e li ho realizzato pezzi metallici per carri armati!" Forte della lettura del libro "Dachau e ritorno" del Preside Mariano Paolozzi che narra di schiaffi e pugni mollati a chi non utilizzava la fresa con abilità, gli ho chiesto:"Ma eri capace? Non ti hanno costretto con la violenza ad imparare il mestiere?" Mi risponde:"Niente affatto! Mi misero per quindici giorni seduto accanto ad uno esperto e mi dissero: se non impari ti faremo fare qualche altra cosa! Ma io imparai prima che passassero i quindici giorni ed anzi mi misi alla macchina approfittando di un momentaneo allontanamento del maestro, fui visto e considerato che avevo realizzato il pezzo in modo perfetto, mi misero a lavorare da solo!" "E mio zio Tommaso?" gli ho chiesto e lui:"Stava per finire veramente male perché lo avevano messo in una industria chimica ma appena si accorsero che era esperto della materia (frequentava la facoltà di Chimica all'Università di Napoli) , pensavano si trattasse di una spia e avrebbe potuto rimetterci la pelle ,a finì per fare il muratore e nel tempo libero vendeva le sigarette.Mi voleva bene e a me le dava senza guadagnarci un centesimo!" "E quando è finita?" Ho detto"Quando sono stati definitivamente sconfitti?"E lui:"Macché. Dopo ho dovuto lavorare anche due mesi con gli americani!" Alessio ascoltava orgoglioso di questo immenso nonno che dimostra meno della metà degli anni ma lui, il nonno è ancora più orgoglioso di presentarmi il ragazzo e dice "Questo è mio nipote Alessio, il figlio di mio figlio, pensa ha dormito nel letto dove ho dormito io a Dachau!" Come è possibile, mi chiedo, ma vengo subito interrotto dal ragazzo che precisa:"E' vero, io vivo a Marzabotto la città martire, sono stato con la scuola a Dachau a visitare il campo di sterminio e con i miei compagni abbiamo dormito vicino al campo!" Come si fa a non essere orgogliosi di entrambi!


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