Mi allontano decisamente dai temi che sono solito affrontare su questo sito, per avvicinarmi, invece, a un qualcosa che da tempo immemorabile mi

whiskyaccompagna e, a volte, unisce le mie serate con quelle di amici e amiche, accostando alle labbra bicchieri colmi appena.

E' Acqua di Scozia presa perché si mostri al nostro naso e sfiori, prima, e poi accarezzi le labbra, perché avvolga il palato, sosti ed indugi sulla lingua, mentre lascia la bocca in attesa del prossimo sorso.

Attenzione però, troppo facilmente ci si impantana e ci si confonde, o più semplicemente non si sa. Sì, l'Acqua di Scozia è unica; poi, c'è tutto il resto.

Innanzitutto mi scuso con Jonathan Coe per essermi appropriato del titolo di un suo piccolo e simpatico romanzo per parlare di un grande dono che la natura e l'uomo hanno consentito venisse a noi.

Mi riferisco, come più volte detto, all'"ACQUA DI SCOZIA" che, persa nelle vaghe nebbie della leggenda, secondo alcuni, l'Irlanda per prima colse e la Scozia, per i più Terra di Castelli, di fatto creò e portò alla luce dal XV secolo; ma a un tempo ancora precedente risale il perfezionarsi e lo svilupparsi delle sue pratiche di distillazione. Così, grazie al suo orzo, alla sua torba e ai suoi fiumi scroscianti di acque limpide e pure si creò quella che sono solito chiamare "Acqua di Scozia". Sì, proprio ciò che comunemente è chiamato dai più e per i più Whisky, Whisky di malto s'intende, che nulla, ma proprio nulla, ha a che vedere con il whiskey: tutt'altra materia, tutt'altra sostanza, tutt'altra intima essenza, tutt'altre terre. Infatti l'insopprimibile differenza tra Whisky e Whiskey sta tutta nella terra, nel territorio, essendo il Whisky solo e unicamente scozzese: il suo unico luogo di produzione è la Scozia e non ha altra patria. 

Un'altra importante distinzione da fare è quella tra il single malt e il Blended che copre il 95% di whisky prodotto in Scozia. Sì, il "blended" (miscela), risultato del "blending" (miscelazione) copre la stragrande maggioranza del whisky scozzese. Tutto sta nelle mani e nel fiuto del Master Blender che nelle 115 distillerie scozzesi che realizzano il Blended, opera la complessa miscelazione procedendo alla scelta di tutti i malti esistenti in Scozia, basandosi su circa quaranta single malt whisky e su qualche whisky di cereali.

Il Wisky di malto, l'acqua di Scozia, invece, nasce e si crea di volta in volta in alcuni luoghi baciati e accarezzati dal mare, ma non solo e non necessariamente. Fondamentale è, difficile a dirsi, l'acqua piovana che, ad esempio,  sulle terre dell'isola di Isley, attraversati strati di torba, si arricchisce per poi, riportata in superfice, abbracciare il malto e unirsi ad esso. Basilare è anche l'orzo, la cui pregiatissima qualità, solo in terra scozzese raggiunge il suo apice, ignoto altrove. 

Così, in primo luogo, l'isola per eccellenza dei torbati, pieni e profondi, è quella di Isley, con le sue distillerie, che sono quelle in cui si creano l'Ardbeg, il Bowmore (Comus-Octomore), il Bruichladdich, il Bunnahabhain, il Caol Ila, il Kilchoman, il Lagavulin, il Laphroaig. Poi, c'è la più grande isola di Skye, vicina alla prima, culla dal 1830 del prezioso Talisker con il suo inseparabile pepe nero come ben sanno gli amanti dei single malts scozzesi. Spostandoci, ora, sulla terra ferma, dove il mare coglie la terra, nella regione delle Highlands si incontra la distilleria Oban (intorno alla quale, nel tempo, è cresciuta e si è sviluppata l'omonima piccola città), una delle più antiche di tutta la Scozia, che crea un whisky morbido e profumato. Dico questo anche se personalmente preferisco il duro e spesso cristallo dell'Isley e l'infrangersi del suo mare contro gli scogli.

Ora è tempo di tornare di fronte al bicchiere di whisky da degustare da soli o in compagnia di amici. Come dicevo l'acqua di Scozia si beve con il naso. Vanno usati bicchieri da colmare meno di un terzo. La forma del bicchiere dipende sostanzialmente dalle preferenze e dagli approcci nella degustazione. Personalmente apprezzo un bicchiere di cristallo omogeneo da potersi tenere ben stretto in mano in modo da scaldarne il contenuto, favorendo la risalita degli aromi e dalla parte superiore ampia in modo da consentire di scrutarne il contenuto, di respirarne gli effluvi, prima di accostarlo alla bocca e coglierne l'intenso senso esaltato e reso unico dalla torba.

Veniamo ora brevemente alle dolenti note. Un solo bicchiere di whisky si può accostare alle labbra, al massimo due, ma in via del tutto eccezionale.

Questo perché presto tutto decade e si rischia di degustare, nella migliore delle ipotesi, un whiskei e di lì in avanti, proseguendo, stoltamente, chissà quale intruglio, inconsapevoli, mandiamo giù; probabilmente quelle orrende miscele che i più, ignari, sono soliti chiamare Whisky... per carità!

Buona Acqua di Scozia a tutti.


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