Ieri 7 maggio vigilia dell’ Ascensione del Signore, è stata la ricorrenza della festività di S. Agostino Roscelli fondatore della Congregazione delle Suore dell’ Immacolata di Genova morto a Genova il 7 maggio del 1902. Le nostre Suore di Carinola, come per i decorsi anni, hanno voluto onorare la memoria del loro Fondatore e, nell’ ambito delle iniziative assunte, hanno voluto che

io tratteggiassi brevemente la vita di questo Santo che appartiene non solo a loro ma anche a noi. Di seguito, riporto quindi volentieri alcuni passaggi del mio intervento. Si tratta di dati e notizie tratte dalla bella biografia scritta nel 1985 da Suor Matilde dell’ Amore postulatrice della causa per la canonizzazione di Don Roscelli   che, tra l’ altro, nel 1973 fu graziata da Don Roscelli con il miracolo dello “spillo”. Altre notizie sono attinte dal bel libro di Valerio Lessi “ Il Fascino di una vita” pubblicato di recente che ieri, le Suore hanno donato gratuitamente a tutti i presenti e che credo sia ancora disponibile per chi volesse averlo. Veniamo al dunque e diciamo subito che vale la pena conoscere a fondo la vita di Don Roscelli. Era nato il 27 luglio del 1818 a Bargone una frazione di Casarza Ligure nell’ entroterra di Genova vicino Chiavari. Un luogo ieri come oggi, incantato, incastonato fra monti e il mare della Liguria dove i colori, i profumi, i rumori della natura rapirono il piccolo Agostino e rapiscono ancora oggi il visitatore. Ultimo di 7 figli di cui 3 morti, il piccolo Agostino passa gli anni felici della sua infanzia e adolescenza circondato dall’ affetto dei genitori Domenico e Maria Gianelli , del fratello Domenico Andrea e delle sorelle Tommasina e Virginia. Le condizioni della famiglia sono modeste e il piccolo Agostino fa il pastore del gregge di famiglia. A 17 anni il primo incontro decisivo. Arrivano in paese 5 missionari dell’ Ordine di S. Alfonso dei Liguori guidati dal canonico Antonio Maria Gianelli in cerca di giovani adatti al sacerdozio. Li manda il cardinale di Genova Mons. Tadini. Sono in cerca di vocazioni autentiche, genuine, di cui ha bisogno la Chiesa ligure in quel periodo storico particolare caratterizzato dai fermenti patriottici e dalla influenza della dottrina giansenista. Non dimentichiamo che siamo alla vigilia del Risorgimento e che da quelle parti erano nati e operavano personaggi del calibro di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi. I 5 missionari, venendo a contatto del giovane Roscelli che aveva allora 17 anni si rendono subito conto dei germogli della sua vocazione. Probabilmente è proprio l’ Immacolata cui S. Alfonso dei Liguori ha dedicato una bellissima preghiera recitata dalla nostra Confraternita di Carinola che fa capire ai 5 missionari che quei germogli sono una pietra preziosa allo stato grezzo destinata ad essere levigata e diventare splendente di cui l’ Immacolata vuole adornarsi. Dopo pochi mesi il giovane Agostino lascia il suo paese e nell’ autunno del 1835, inizia la sua avventura a Genova dove passerà tutti i giorni della sua vita. Dopo un periodo passato presso amici di famiglia, trova posto grazie a Mons. Gianelli presso il Convento delle Suore di S. Giuseppe in salita San Rocchino ove svolge le funzioni di chierico, sagrestano e custode della Chiesa. Passati i 14 mesi di servizio militare, grazie al sostegno economico di una nobildonna, la marchesa Negrotto Cambiaso, riesce ad entrare in un Istituto di Gesuiti . Questa condizione gli consente di frequentare da esterno il corso di Teologia presso il Seminario di Genova. La retta, per lui e altri aspiranti sacerdoti privi di soldi, è pagata appunto dalla benefattrice Cambiaso. Il 19 settembre 1846 viene ordinato sacerdote da Mons. Tadini. Inizia quindi a 28 anni la sua missione di “ povero prete” . Per alcuni anni è vice curato presso la Chiesa di S. Martino di Tuors sulla collina d’ Albaro. Nel 1854 muore il papà e mamma Maria nel frattempo è venuta a vivere a Genova in via Colombo presso il fratello Domenico Andrea e Don Agostino capisce che alla sua cara mamma restano ancora pochi anni di vita e vuole restarle vicino. Decide quindi di trasferirsi presso il fratello in via Colombo nel centro storico di Genova. Qui entra in contatto con la Chiesa della Consolazione una Chiesa fondamentale per lui. Inizia qui la sua missione di “confessore santo”. Ore, e ore passate nel confessionale di questa Chiesa , tutti i giorni per circa 40 anni a ristorare e riconciliare le anime. E’ in questa Chiesa che nel 1857 incontra Don Francesco Montebruno, un sacerdote più giovane proveniente da una famiglia agiata. Si lascia coinvolgere da Don Francesco nel progetto dell’ “Opera degli Artigianelli”. I ragazzi di strada, destinati a perdersi vengono accolti in una sorta di centro di accoglienza ove viene loro insegnato il lavoro di falegname, fabbro, tipografo ecc. Don Agostino che era il “secondo” del curato di S. Martino accetta di fare il “secondo” di Don Francesco e quindi diventa l’ economo e il direttore spirituale di quei ragazzi. Nel 1860 dopo la morte della mamma, si trasferisce nella nuova sede degli “Artigianelli” sulle alture di Carignano. Qui ci sono molti Conventi, e il povero don Roscelli è chiamato a dire Messa un po’ da più parti, incominciando a fare i salti per salire e scendere a piedi, da una parte all’ altra di Genova. Sempre nel contesto della Chiesa della Consolazione, si imbatte con le anime semplici, pure, sante di 3 giovani ragazze. Sono Orsola Beni, Teresa Gaggero e Caterina Sommariva. Queste 3 ragazze prospettano a Don Agostino la possibilità di tirare su una scuola di taglio, cucito, ricamo per ragazze in difficoltà. In pratica una scuola dove le ragazze di Genova destinate a perdersi possano imparare un mestiere dignitoso da cui trarre un reddito. Don Agostino, dopo aver ponderato bene il tutto decide di accogliere la richiesta e si mette all’ opera. Nel 1864 viene attivata la prima scuola laboratorio in via Colombo 5 seguita a breve dalla apertura di una seconda sede in Borgo Lanaioli nr. 71. Ma gli oneri sono appena all’ inizio. Nel 1872 Don Agostino entra nella Confraternita della Misericordia detta anche della Morte. Si tratta di un Pio Sodalizio che ha il compito di assistere i carcerati delle Carceri Giudiziarie di S. Andrea alcuni dei quali destinati alla pena capitale. Il condannato, nel giorno precedente alla esecuzione doveva essere “confortato” se così si può dire. Rimanergli vicino quanto più possibile anche nel percorso che lo portava al Molo Vecchio luogo della esecuzione. Prima di salire sul palco della esecuzione, una breve sosta nella Chiesa di S. Marco per l’ ultima benedizione. Don Agostino non si sottrae a ciò e non dice di no neanche quando due anni dopo, lo vogliono Cappellano di un brefotrofio presso le Suore Brignoline. Qui i bambini venivano lasciati nella famosa “ruota”. Resta in questo brefotrofio come Cappellano per 22 anni dal 1874 al 1896 battezzando 8.484 trovatelli. Un contatto il suo, quotidiano e drammatico tra la morte fisica e morale dei carcerati e la vite nascenti che giovani mamme abbandonavano. Oggi che un po’ tutti ci lamentiamo di non avere tempo, proviamo ad immaginare una giornata tipo del povero Don Agostino costretto a girare come una trottola fra il centro di accoglienza degli Artigianelli i vari monasteri di Carignano, scendere poi in centro per seguire le attività delle due scuole laboratorio delle ragazze, fare un salto alle Carceri infine e comunque fare sempre una salita al brefotrofio perché aveva almeno un paio di battesimi al giorno da impartire. Tutto questo dedicando sempre 5-6 ore al confessionale della Chiesa della Consolazione. Per pregare, in ginocchio, sempre e solo in ginocchio per tutta la vita, gli rimaneva solo la notte, nella quiete della sua modestissima stanza sulla collina di Carignano, nel centro degli Artigianelli al lume della sua candela. Il bene effettivamente non faceva rumore ma era contagioso, le pie ragazze delle scuole a contatto con la santità evidente di Don Roscelli praticata nella umiltà e nel nascondimento più assoluti, vogliono seguirne le orme, vogliono consacrarsi a Dio come Don Agostino. Gli chiedono di creare quindi una Congregazione. Don Agostino, esita perché il momento storico è il meno adatto. Prima le leggi Siccardi poi, dopo l’ unità d’ Italia le leggi delle Guarentigie e i conseguenti difficili rapporti tra Stato e Chiesa sconsiglierebbero infatti tale passo. Tuttavia, dopo aver ottenuto l’ assenso del cardinale di Genova, Mons. Magnasco, don Agostino scrive al Papa e Pio IX gli risponde benedicendo lui e le sue opere buone e gli manda anche un piccolo contributo. A questo punto Don Agostino, rompe gli indugi parte in quarta e adocchia un bel terreno a Borgo Pila. Nel 1873 tutto è pronto per l’ acquisto ma succede un imprevisto serio che avrebbe spezzato le gambe a chiunque. Viene meno una delle offerte promesse e soprattutto fallisce la banca che in qualche modo doveva avallare l’operazione. Tutto sembra perduto ma la vocazione della ragazze destinate a diventare suore è più forte di ogni cosa. Don Agostino riparte nella raccolta fondi, acquista il terreno e nel 1875 costruisce la casa di via Volturno ove il 22 ottobre 1876 le prime 6 suore emettono i voti di castità, obbedienza e povertà. Il seme è stato piantato. La pianta della Congregazione comincia a crescere, nonostante i tentativi di screditarlo, Don Agostino e le suore cominciano a mettere radici in altre paesi limitrofi vengono chiamate da tutte le parti, le vocazioni aumentano e il povero Don Agostino si rende conto delle prospettive della Congregazione. Dopo circa 20 anni la Casa di via Volturno non è più adeguata e Don Agostino decide quindi di creare la Casa Generalizia di via Lavinia. Nel frattempo nel 1892 aveva redatto le Costituzioni e nel 1896 Il Direttorio che sono le indicazioni e il testamento spirituale per il futuro delle sue Suore. Le condizioni di salute si aggravano, la miopia di cui ha sempre sofferto, aggravata dalle letture e preghiere notturne al lume di candela, lo portano alla cecità. Dirà la sua ultima messa il 16 marzo del 1902. Dopo, non si alzerà più dal letto. E’ avviato al tramonto che è luminoso come luminosa è stata la sua vita. Mercoledì 7 maggio 1902, alle ore 15.00 ai primi vespri dell’ Ascensione, all’ età di 84 anni, vola al cielo. Una santità la sua realizzata giorno dopo giorno con l’ impegno, con l’ azione, con la preghiera costante, una incarnazione vivente della umiltà, del nascondimento. Solo oneri. Gli onori preferiva lasciarli agli altri. Alle suore della sua Congregazione sparse in tutto il mondo, Canadà, Cile, Argentina, Romania, Etiopia oltre che in Italia ha trasmesso il DNA del suo agire, del suo essere Santo umile, semplice operoso nella fede che appunto produce opere concrete. Opere materiali come l’ Istituto di Carinola. Anche le nostre Suore che sono qui a Carinola dal 1941 hanno seguito in tutto e per tutto il suo insegnamento. Il primo nucleo venne qui a Carinola grazie all’ Immacolata e a S.E. Giovanni Novelli che negli anni trenta era a capo dell’ Amministrazione Penitenziaria. Nel 1936 Novelli è nominato vice presidente della Società Internazionale di Criminologia con sede in via Giulia, nel 1938 è proprio Novelli ad organizzare quale Presidente del Comitato il Primo Convegno Internazionale di Criminologia. Di quel Comitato presieduto da Novelli facevano parte tra le altre personalità anche Padre Agostino Gemelli, Fondatore e Rettore dell’ Università Cattolica. La relazione tenuta da SE Novelli a Roma in occasione di quel congresso durato dal 3 all’ 8 ottobre del 1938, alla presenza di circa 150 congressisti proveniente da tutte le parti del mondo fu dirimente per tante cose in tema di pena e rieducazione e per l’ attuazione delle norme istitutive dei Tribunali di minori. Nel 1939 grazie a lui fu approvato il Regolamento per le Case di Rieducazione e sicuramente grazie a lui Carinola nel 1939 viene scelta come sede per una casa di rieducazione per giovani donne. S.E. Novelli in virtù alle sue amicizie influenti avrà chiesto direttamente alla Segreteria di Stato Vaticana il nome della Congregazione religiosa più adeguata a svolgere quella attività. E poiché quale Carinolese era devotissimo alla Immacolata la scelta cade sulla Congregazione dell’ Immacolata di Genova. Quest’ anno ricorre il 75° anniversario della presenza delle Suore qui a Carinola, un anniversario che dovremmo non far passare nel silenzio perché in questi lunghi anni, sono state proprio le Suore la vera guida spirituale per tante generazioni di cittadini non solo di Carinola ma anche di tutti i paesi limitrofi. Sarebbe anche giusto, organizzare un pellegrinaggio per portare un fiore sulla tomba di S. Agostino Roscelli canonizzato il 10 giugno 2001 da Giovanni Paolo II e sepolto nella cripta della Chiesa di S. Maria del Prato a Genova. Meglio tardi che mai.


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