L’ambientalismo, questa tendenza del pensiero eminentemente attuale, non priva di fascinazione al punto da sospingere sempre più persone a concretarne l’impegno, presenta un quadro d’insieme tutt’altro che facile da interpretare; d’altronde, a prescindere dal sentire

ecologico soggettivo, la difficoltà dell’argomento è dovuta in primis alla varietà notevole delle analisi, delle opinioni che da esso promanano, attraversate cionondimeno da un comune assunto: la necessità di non differire gli interventi per la salvaguardia degli ecosistemi.

Non a caso, per i fautori e sostenitori della decrescita, è ormai superato il modello di sviluppo sostenibile cui si sono appoggiate le economie della più evoluta civiltà industriale; in un contesto di ipersfruttamento generalizzato delle risorse (si utilizzano quattrocentomila litri di carburante ogni secondo) risulta effettivamente difficile riaffermare il nesso tra crescita, consumismo e benessere e non intravederne piuttosto l’inevitabile epilogo dell’ecocatastrofe.

Ma in un ambito di riflessione alternativo, ancorché parallelo, si ravvisano quegli aspetti talvolta imponderabili, eppur tipici dell’intervento antropico sconsiderato; siamo di fronte all’uomo nel suo complesso fenomenico-esistenziale, nel suo rapporto cruciale con l’essere nel mondo, dal microcosmo domestico alle realtà via via più estese, col bisogno di sicurezza che da sempre lo accompagna; il disagio ambientale assurge così a vero e proprio disagio esistenziale, tanto da rivelarsi oggetto di indagine analitica; l’onnipresenza della bruttezza acustica accanto a quella visiva del degrado, non ha, difatti, tardato a manifestarsi, come evidenziato da Kundera ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere”; persino la disabilità viene ora definita in relazione agli ostacoli (materiali e non) che l’ambiente (nell’accezione più ampia) pone all’estrinsecarsi della personalità e delle potenzialità di ciascun individuo, delineandosi, tra l’altro, nel contenimento della deriva entropica ambientale (la tendenza cioè a decadere del mondo fisico e dei sistemi biologici a livelli di organizzazione più elementari) una condizione facilitante sia il superamento della disabilità, sia il funzionamento globale della persona.

Se l’ambientalismo associazionistico e l’ecologismo politico hanno generalmente promosso le scelte ecocompatibili ribadendone la priorità e la non riducibilità ad un puro governo di settore, per altro verso, la collocazione ovvero l’appartenenza dell’impegno verde ad un’area specifica della politica tradizionale, è quanto mai discutibile.

Fino a che punto, invero, la sinistra attuale può ritenersi depositaria o rappresentativa degli interessi ambientalistici?

Tali interessi sono del tutto estranei alla dottrina marxista, caposaldo dell’industrialismo a tutti i costi; d’altra parte, additare come causa del dissesto ecologico contemporaneo il sistema capitalistico, significherebbe eludere quel che è stato il fondamento teorico del suo rovesciamento, l’essenza rivoluzionaria di un’ideologia oggi ampiamente rinnegata e superata; la sinistra nostrana, idealmente progressista nonché mitteleuropea, è oltretutto distante da quei valori propri di una tradizione culturale con una sua forte identità: il rispetto per le regole e i ruoli di un ordine sociale spontaneo, il senso di appartenenza al territorio, la conservazione spirituale e materiale del passato, espressa, certo, come difesa del patrimonio artistico e architettonico, ma nel legame imprescindibile di quest’ultimo con i paesaggi e la natura, alla cui distruzione non potrebbe sopravvivere se non in uno stato di palese menomazione.

Il De Amicis, socialista e conservatore, poteva sostenere, oltre un secolo fa, che “l’educazione di un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch’egli tiene per la strada”, e prevedere, in tal senso, l’odierna miserevole condizione, confermando altresì la rilevanza dei processi educativi sociali al fine di una ritrovata, diffusa sensibilità verde, che trascendendo ogni possibile afferenza politica, è essenzialmente rispetto dell’altrove spaziale e temporale del nostro universo.                                                      

                                                               Amedeo De Biasio


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