angelo2Il pubblico non ha ceduto un milligrammo di attenzione per tutta la durata della lunga conferenza (“L’Episcopio segreto - lo Scrigno della Madre svela i suoi misteri”) tenutasi a conclusione della Giornata all’Episcopio curata dall’Archeoclub di Carinola. Dopo oltre due ore mezzo di interventi senza pausa, nessun segnale di insofferenza si è

letto negli occhi e nelle movenze dei molti intervenuti, che a sedere o in piedi hanno riempito la basilica in ogni suo spazio. Rapiti, completamente rapiti. Ma, d’altra parte, Santa Maria in Foro Claudio è una struttura che ti entra nell’anima, come ha significato nel suo intervento l’architetto Francesco Miraglia, docente incaricato di restauro presso la Facoltà di Architettura “Luigi Vanvitelli” della Seconda Università degli Studi di Napoli. Aggiungiamo noi che questa è una struttura che non ti entra nell’anima per sempre, ma ti entra nell’anima tutte le volte che ci torni. E’ diverso. Puoi accedervi per la centesima volta e avrai sempre la stessa emozionante sorpresa che ti scheggia lo sterno. E’ il Miracolo della Bellezza, come venne potentemente definita questa sensazione prodigiosa nella prefazione di “Carinola, viaggio nel Dominio della Memoria” (De Frede Editore), opera del 2000 dello stesso Miraglia e dell’arch.Corrado Valente, presidente dell’Archeoclub Carinola e anche lui relatore nell’incontro di ieri sera. Il Miracolo della Bellezza che ti stordisce e ti apre il cuore alla conoscenza.

Gli interventi, moderati da Rita Morelli, sono stati non solo di un valore scientifico altissimo, ma anche di un interesse penetrante. Innanzi tutto, dopo i saluti (di rito ma profondi anche dal punto di vista spirituale) da parte di don Paolo Marotta, sacerdote della ripristinata parrocchia di Santa Maria in Foro Claudio, il microfono ha accolto la voce di Padre Guttoriello che ha proposto un particolareggiato percorso storico della Basilica dal Medioevo all’età moderna.

Poi Corrado Valente, come si è detto. Le specificità architettoniche uniche (o addirittura “stravaganti”) ed anche le singolarità del posizionamento urbanistico dell’Episcopio, che ad esempio non rispetta l’orientamento astronomico ovest-est con le absidi a est (“versus solem orientem”) che invece caratterizza le chiese cristiane edificate prima del secolo XII (la regola era dovuta al convincimento che la salvezza si raggiungesse con un cammino verso il punto cardinale di levante), è stato il filo conduttore del contributo del Presidente. Ebbene, la tesi che risolve il mistero di una delle stranezze di questa enigmatica basilica è quella della sua probabile edificazione su preesistenze non cristiane, che le hanno consegnato le funzioni di una meravigliosa Araba Fenice.

Francesco Miraglia ha appassionato ed incuriosito la platea attraverso un inedito (per fonti, materiale ed interpretazione) excursus sui vari restauri (quattro i principali) che nel secolo scorso l’Episcopio ha ricevuto. Chi ha relazionato ha addirittura usato il termine “subìto”, riferendosi non tanto ai recuperi del 1925-29 e del 1937 in epoca fascista (sembra tra l’altro che quel ministro di Mussolini che si chiamava Forte fosse in qualche maniera un illuminato, così come illuminato fu il sovrintendente dell’epoca Armando Venè). L’esplicito atto di accusa è stato rivolto a quelli del 1964 ad opera della sovrintendenza presieduta da Riccardo Pacini e a quello del 1968-1972 curato dalla funzionaria del ministero dei Beni Culturali arch.Margherita Asso). La tesi di Miraglia è stata quella di un “tradimento” architettonico compiuto soprattutto nell’intervento invasivo del 1968, dopo che in quello del 1964, pur sdoganando clamorosamente l’utilizzo del calcestruzzo armato (fu in quell’occasione utilizzato nei contrafforti della parete perimetrale sinistra) si era in qualche modo tentato di conservare un’altra delle stravaganza dell’Episcopio, ossia i muri di sostegno fuori piombo.{youtube}1G6ZuTLn7nw{/youtube} A questo punto la relazione è diventata una disputa a distanza piuttosto dura tra il Miraglia e la Asso, in quanto quest’ultima decise, secondo il primo con una brutalità inutile, di raddrizzare i muri, ripristinando l’ortogonalità ma offendendo la personalità del profilo. Un po’ come quando, diremmo noi, la correzione chirurgica di un naso aquilino fa diventare meno attraente il soggetto che si sottopone all’intervento. Il principio con cui è stato concepito l’impianto archittettonico di un monumento non va mai modificato. I restauri devono essere visibili e reversibili e gli interventi della Asso non sono stati in questo senso rispettosi. Miraglia ha solo accennato al restauro ultimo, quello programmato nel 2004 e realizzato dal 2008 al 2010 (forse il più costoso di tutti, un milione e mezzo di euro), definito “dignitoso” se non fosse per la ricostruzione in cemento del portale trafugato. L’arte perduta rimane arte, ha detto Miraglia, soprattutto se permangono le testimonianze (rilievi, foto ecc.). Ricostruire brutte copie è quindi un errore grossolano.

Il prof.Silvio Ricciardone ha passato in rassegna tutta l’arte pittorica di varie epoche sulle pareti della Basilica, straordinaria anche su questo aspetto. Dall’abside centrale con Madonna incensata e gli arcangeli, con le scritte in onore del misterioso Pietro (che alcuni studi condotti da Concetta Di Lorenzo sembrerebbero riferirsi a quel vescovo che si contrappose a Federico II), con gli apostoli ed i strani animali con proboscite, al giudizio universale ed i mestieri sulla parete della navata di destra, a S. Antonio Abate. Anche l’arte ospitatata dalla Basilica presenta alcuni elementi di assoluta originalità come quella del Giudizio Universale posizionato nella navata di destra e non come avviene abitualmente, nella controfacciata.

Infine Ugo Zannini, studioso autore di numerose pubblicazioni e membro del consiglio nazionale dell’Archeoclub d’Italia. Voleva portar solo i saluti, ed il suo intervento è stato infatti prettamente istituzionale (anche se poi non ha resistito completamente alla tentazione di marinare i suoi propositi e, per la soddisfazione di tutti, si è lasciato andare alla interessantissima spiegazione delle lettere incise sulle colonne con capitelli corinzi, che si sono mescolate per via del cambio di posizione delle colonne stesse durante le varie rivisitazioni architettoniche che la Basilica ha ricevuto, ma che non sono altro che l’indicazione del nome di uno degli “sponsor” della costruzione con relativa aggettivazione omaggiante) .

Bello, bello, bello. All’uscita della Basilica, nel semibuio dello spazio antistante e nel parcheggio, tutti quelli che avevano partecipato sembravano avere le stesse pupille degli avventori di un cinema dove é stato proiettato un film entusiasmante.

Indimenticabile serata, tenutasi grazie all’Archeoclub “Padre Michele Piccirillo” di Carinola e grazie all’energia organizzativa e alla passione della prof.ssa Concetta Di Lorenzo. La conferenza è stata registrata e presto gli atti saranno oggetto di pubblicazione multimediale, cui seguiranno altri momenti di costruzione di contenuti. Ciò a dimostrazione che quello che si è tenuto ieri è stato un momento scientifico importante, forse il più importante da quando Santa Maria in Foro Claudio ha riaperto dopo i lavori del restauro ultimo.


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