Andrea MaccaroneEcco finalmente tutte le foto eseguite il 23 settembre 2011 al Monumento ai Caduti e a Palazzo Novelli dallo studio fotografico Apicerni Maria di Casale di Carinola collegate in un filmato con la colonna

sonora del "Silenzio" eseguito dal Maestro Albino Migliozzi ed ecco  il testo integrale del discorso del Dott. Andrea Maccarone di Roccamonfina del 23 Settembre 2011 a Carinola a palazzo Novelli, in occasione della presentazione del libro "La Guerra e il bambino" di Guido Marrese . Alcuni periodi fanno parte di un appello dello stesso Dottore Maccarone al Presidente della Repubblica  teso al riconoscimento alla  "sua" Roccamonfina della stessa medaglia d'argento al merito civile già conferita a Carinola. 

Parterre 23 settembre 2011"Noi sopravvissuti (oggi di quei mille deportati siamo rimasti in soli 45 in tutto il comune di Roccamonfina), ancora sgomenti, non abbiamo mai dimenticato, né dimenticheremo mai quella terribile scena.

Piazza Nicola Amore, gremita di giovani, vecchi, bambini, padri, figli, nipoti, nonni, mamme, mogli, fidanzate, tutti attoniti , sbalorditi, tremanti, piangenti; sentiamo ancora le urla strazianti, le grida, gli strilli dei nostri cari quando, strappati a loro, le SS, a spintoni, ci scaraventarono sugli autocarri militari e partimmo, ignari, verso un'avventura di cui, al momento, soprattutto noi giovani, non comprendemmo la  mostruosità.

Ci sbarcarono alla stazione ferroviaria di Fondi-Sperlonga e da qui, rinchiusi per una settimana nei carri bestiame, attraverso peripezie e sofferenze inimmaginabili, raggiungemmo Dachau, accolti come traditori e sotto una pioggia di sputi da Andrea Maccaronetedeschi, francesi, greci, polacchi, russi, cechi, da tutti.

Per i tedeschi eravamo "Badoghini" ,(Badoglio, traditore), "scheise" (merda), e lo stesso ci chiamavano i francesi, "merde" e traditori, accompagnando le parole con il gesto della pugnalata alle spalle, mentre per i greci eravamo armata "Sagapò", vale a dire puttanieri. Questo eravamo noi giovani italiani a Dachau: disprezzati, odiati, invisi a tutti.

Molti di noi finirono negli stessi lager ove poi furono rinchiusi i nostri militari provenienti dai vari fronti: dall'Italia, ma soprattutto dall'Egeo, Grecia, Albania, Francia.

A questi militari Hitler, ritenendoli traditori, diede la qualifica di "Internati Militari Italiani"(LM.l) e non quella di KG (prigionieri di guerra), creando una categoria di prigionieri militari non prevista dai trattati internazionali, allo scopo di privarli anche dell'assistenza della Croce Rossa internazionale; questi militari furono sfruttati per ogni tipo di lavoro, senza nessuna copertura assistenziale, senza retribuzione e a causa delle durissime condizioni di detenzione e sfruttamento a cui furono sottoposti dal settembre del 43 all'estate del 45, per non aver collaborato con i tedeschi, ne morirono 40.000 durante la prigionia e altre decine di migliaia dopo il rimpatrio.

In questi lager, sottoposti a lavori forzati e a turni massacranti di dodici ore di lavoro (dalle 6 alle 18 e dalle 18 alle 6)senza alcuna interruzione, malvestiti, denutriti e soprattutto umiliati in tutti i modi, avemmo un comportamento dignitoso, fermo, sereno responsabile e pulito che tuttora ci onora e ci distingue!!

Saremrno potuti tornare liberi, arruolandoci nell'esercito della Repubblica di Salò; noi, allora ventenni, guidati e seguendo il consiglio dei compagni quarantenni militari e civili, preferimmo la prigionia e la morte nei lager, alla libertà della Repubblica di Salò: tra deportati e internati militari fummo più di 200.000 a dire "No" a Hitler e Mussolini. La storia, ancora oggi, non ha dato degno e giusto risalto a questa pagina così gloriosa che significò, dopo Cefalonia, l'inizio della Resistenza. Questa pagina di storia dovrebbe, a pieno titolo, entrare nella memoria nazionale.
Anche questo periodo triste della nostra storia e della nostra vita passò e nell' estate del 45 facemmo ritorno a casa, lasciando in terra straniera, sepolti, alcuni nostri sfortunati compagni ai quali va il nostro più affettuoso e imperituro ricordo.

Al ritorno (a piccoli gruppi, da giugno fino al dicembre del 45) dal Brennero a Roccamonfina, come a Carinola, trovammo un'Italia sconvolta,distrutta,macerie dappertutto.Chiudo con questa dolorosa constatazione: per noi scampati ai lager, alla guerra, ai gulag, constatare che i ragazzi di oggi, addirittura universitari, sanno poco o niente di quegli anni e che nemmeno i programmi ministeriali delle scuole dedicano sufficiente spazio alle vicende che stanno alla base e hanno visto nascere l'Italia libera, democratica e repubblicana è motivo di scoramento e di profonda amarezza.

Noi sopravvissuti vorremmo innanzitutto che i pochi superstiti della deportazione, i pochissimi ex combattenti e reduci dell'ultima guerra, fossero da oggi rispettati e avessero nelle pubbliche manifestazioni lo stesso posto riservato in prima fila alle autorità civili e militari, non dico per riconoscenza, ma in considerazione del fatto che tutti, autorità e cittadini, godono della libertà conquistata da questi superstiti e soprattutto dai loro compagni che l'hanno conquistata al caro prezzo della vita e dei sacrifici che ho descritto.

Si dovrebbe cioè riservare a questi reduci della deportazione e agli ex combattenti della guerra 1940-45 quel trattamento d'onore che, negli anni venti e trenta, veniva offerto agli ex combattenti della guerra 1915-1918.

Noi sopravvissuti vorremmo inoltre che l'8 settembre 1943, il 23 settembre 1943, le parole deportazione, lager, Auschwitz, non fossero più sconosciute ai giovani, ma che fossero impresse nelle loro menti, nei loro cuori per poterle trasmettere ai posteri, senza odio e senza risentimenti, allo scopo soltanto di ricordare quello che è accaduto, affinché ognuno, nel proprio ruolo, si adoperi a costruire la pace nelle Famiglie, la pace nelle Scuole, la pace nei Comuni, la pace nelle Nazioni, la pace nelle Chiese, la pace nel Mondo, perché è soltanto con la Pace, come va predicando il Santo Padre Benedetto XVI, che si evitano le guerre, le deportazioni, i lager, i gulag, le stragi di oggi, soprattutto nella speranza che questa consapevolezza cancelli per sempre, dai muri e dai cartelloni degli stadi, svastiche e scritte inneggianti a questo passato che io ho descritto e ricordato e che ci auguriamo e auguriamo ai nostri giovani, figli e nipoti non diventi più presente."


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